Uno degli aspetti dello Sport Coaching.
Prima di postare la seconda parte dell’articolo di apertura, che si pone l’obiettivo di dare un’esatta collocazione allo Sport Coaching, mi premeva condividere con tutti voi una testimonianza / riflessione di un uomo di sport che ha avuto la possibilitĂ di vivere un’esperienza direi …. importante, il VITALITY COACHING.
LE CINQUE GIORNATE DI REGGIO EMILIA
Se vi state giĂ immaginando patrioti reggiani, barricati dietro a sacchi di sabbia e carri rovesciati, tenere testa a qualche contingente austriaco, siete fuori strada. I cinque giorni che vi sto per descrivere sono passati soltanto da una settimana e le location sono state un accogliente hotel e uno splendido campo da golf.
Cosa può cambiare in meno di una settimana in un gruppo di persone?
Cosa possiamo far migliorare, allo stesso gruppo, in un così risicato lasso di tempo?
Mi potreste dire che si può iniziare un percorso, dare un’”infarinata” generale, convincere qualcuno a variare qualche comportamento. Ma stravolgere totalmente la tecnica, la forma fisica o alimentazione assolutamente no. Sono d’accordo con voi, in cinque giorni queste caratteristiche non possono cambiare.
Ma cosa può accadere a livello mentale?
Di tutto!! E quando dico “di tutto” non esagero.
Quello che i partecipanti al Vitality Coaching hanno vissuto potrebbe aver realmente cambiato la loro vita. Aprirsi a nuove conoscenze, fare i conti con le proprie insicurezze, confrontarsi con gli altri sinceramente, pensare al proprio compagno come ad un fratello, gioire delle vittorie di un perfetto estraneo come se fossero le proprie, creare dal nulla un gruppo compatto e motivato, è molto molto di più di quello che si può chiedere a una qualsiasi persona che debba perseguire un risultato o meglio ancora ad una squadra.
Ho visto accadere tutto questo in soli cinque giorni, non lo trovate fantastico?!
L’energia che ci siamo scambiati, la vitalità che ci ha pervaso, il sostegno che abbiamo ricevuto dagli altri all’x-camp poi, è stata la prova del nove.
Persone di tutte le età , di ogni corporatura, e con esperienze di vita fra le più disparate, si sono confrontate con determinazione olimpica con un palo di undici metri, da scalare senza aiuti, sfidando ogni più che legittima paura, o hanno camminato sospese nel vuoto, a circa dodici metri da terra, su di un filo di acciaio con il solo ausilio di corde calate dall’alto. Il calore e la gioia che circondava ognuno di noi era di quanto più sincero si potesse provare e l’entusiasmo del gruppo è stato il motore del singolo.
Mentre vivevo tutte queste emozioni, e vedevo sui volti dei miei compagni la paura trasformarsi in coraggio, la negatività in determinazione e l’egoismo in amore verso l’altro, il mio pensiero andava verso quelle squadre, di calcio,di pallavolo, di basket ecc..ecc..che in un anno di convivenza non riescono a fare gruppo, non riescono a trovare l’obiettivo in comune per superare le difficoltà , o semplicemente non riescono a gioire neppure nelle vittorie.
Perché allora non spendere un po’ di tempo e far fare ad una squadra un’esperienza come questa, la prima o la seconda settimana di preparazione?
Perché pensare soltanto alle questioni tecniche, invece di creare un gruppo che sia felice di vedere i compagni crescere e sconfiggere le proprie paure?
Non sarebbe bello vedere compagni di squadra abbracciarsi sinceramente, invece di farlo soltanto perché è consuetudine, oppure risolvere un momento di crisi con facilità avendo bene in mente la forte motivazione collettiva?
Io sono sempre stato convinto che fare team-building non volesse dire andare a mangiare una pizza ogni tanto, o riunirsi in un abbraccio all’inizio e alla fine di un incontro, la creazione del gruppo è qualcosa di più profondo e di più completo.
In soli cinque giorni ho visto 12 persone che non si conoscevano condividere tutto, aiutarsi nelle difficoltà , confortarsi quando ce n’era bisogno, abbracciarsi, gioire e piangere con sincerità , trovare una motivazione personale e metterla a disposizione del gruppo.
In poche parole accettare delle sfide con noi stessi, con la crescente consapevolezza di non essere mai da soli nei momenti di difficoltĂ e la rassicurante presenza di compagni pronti a spronarci se avessimo pensato di mollare.
Questo è quello che vorrei vedere in un atleta o in una squadra, e adesso so che si può creare con una full immersion di energia, vitalità e pensiero positivo.
Wiliam Fiorani
Voglio ringraziare Wiliam per la testimonianza e la riflessione che spontaneamente mi ha voluto postare.
La stesssa che ha portato il sottoscritto ad intraprendere una nuova professione e a comprendere che proprio nel mondo dello sport esistono innumerevoli possibilitĂ inesplorate di miglioramento.
settembre 8, 2009
Posted in: Testimonianze








2 Responses
bella questa riflessione Roby, grazie. Mi sono rivista in queste cinque giornate, con i ragazzi del mio team, e con tutti gli altri, mentre affrontavamo le prove al camp, e quella bellissima del tondino domenica pomeriggio … che emozioni bellissime ho rivissuto, che mi hanno portato indietro di 7 anni, quando tutto questo accadeva per la prima volta, e mi apriva gli occhi su un nuovo modo di vivere la mia vita!
Complimenti per il tuo blog, COACH!!!!!!
Sono una sportiva, purtroppo non a livello professionale, ma comunqe amante dell’attivitĂ fisica!! In ogni caso penso che la motivazione e la detemninazione sono importantissime per raggiungere i nostri obiettivi in tutti i campi… personale, professionale e anche sportivo!!! …e per ciò sono sempre piĂą importanti anche le persone - coach - preparatissime…. come TE!!!
Grazie >>Roberto<<
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