Salve a tutti ,

sono Antonello Livrieri e sono un mental coach che dal 2007 si occupa di preparazione mentale di sportivi e in particolar modo di rugbysti.
Vi accompagnerò, durante questi mesi insieme a Roberto e agli altri ragazzi del team con una serie di articoli che andranno ad analizzare aspetti diversi del coaching sportivo.
L’argomento del mio articolo di oggi sono i segreti e l’ importanza dell’allenamento mentale negli sport di contatto.

Benché la capacità della mente di influenzare le nostre prestazioni fisiche sia ormai universalmente riconosciuta,molto spesso la maggior parte degli atleti e degli allenatori anche di alto e altissimo livello continua a concentrarsi esclusivamente sull’aspetto puramente fisico dell’allenamento tralasciando completamente quello mentale.

In alcune situazioni l’importanza dell’allenamento mentale viene riconosciuta ma spesso non si hanno le giuste capacità per sapere come e dove intervenire per allenarlo e allora si lascia libera ispirazione al giocatore o ci si affida alle capacità oratorie del capitano nello spogliatoio pre-partita.

Molto spesso quando ci si trova ad affrontare il discorso della preparazione mentale negli sport di squadra e, a maggior ragione, negli sport di contatto-combattimento la situazione che si presenta può essere almeno duplice:

· Caso a: Io non sono malato!
Mi sono sentito rispondere più volte da sportivi professionisti quando chiedevo loro se facessero allenamento mentale in questo modo : “Io non sono malato!” come se fosse necessario avere dei problemi per poter potenziare le proprie capacità.

Penso che nessuno di questi atleti, se fossero stati avvicinati da un preparatore atletico che avesse chiesto loro se facessero preparazione fisica, avrebbe risposto “Io non sono malato!” come se la preparazione fisica fosse riservata solo agli infortunati ,che devono recuperare una condizione normale, e non a chi vuole allenare il proprio fisico per essere più pronto in gara!

· Caso b: Ci penso io!
Un’altra risposta tipica in cui ci si può abbattere parlando con allenatori o direttori di società sportive proponendo la possibilità di una collaborazione per l’allenamento mentale è : “Ci penso io!” adducendo come esperto nel campo un giocatore d’esperienza, un ‘allenatore o un membro della dirigenza che all’occorrenza avrebbero saputo risolvere i problemi eventuali in base alla loro esperienza personale o al loro vissuto da giocatore.

Per tornare all’esempio del caso precedente è come se per prepararsi alle Olimpiadi del 2012 una squadra facesse la stessa preparazione fisica fatta per le Olimpiadi del 1992 uguale per tutti senza tenere conto delle varie diversità all’interno di un gruppo.

Fino a una decina di anni fa nelle squadre anche di buon livello si poteva trovare l’allenatore tutto fare che si occupava anche della parte fisica mentre oggi nessun allenatore penserebbe di programmare una stagione senza includere la figura di un preparatore atletico preparato.

Nel prossimo articolo entreremo ancora di più nel dettaglio ed inizieremo a vedere il tipo di approccio utilizzato nello specifico.

A presto.

Antonello – www.antolivrieri.com