Diamo una collocazione allo Sport Coaching
Ciao a tutti,
diamo inizio alla condivisione di contenuti ed esperienze all’interno di questo blog.
Parliamo del Coaching Sportivo.
Ma qual è il ruolo del Coach nel mondo dello sport?
In che modo le competenze di un Mental Coach possono aiutare il movimento sportivo?
Quali sono le figure che ne possono trarre giovamento?
In questo post e nei prossimi andremo ad identificare le aree di intervento del coaching nel mondo dello sport, le potenzialità di questa attività e lo scarso livello di conoscenza di questa parte fondamentale dell’allenamento.
L’organizzazione della società moderna rende lo sport strumento fondamentale, e non più accessorio, per la formazione della personalità dei giovani adolescenti.
Se in passato si poteva contare su attività naturali e condizioni ambientali favorevoli alla pratica dell’attività motoria, oggi certamente l’ipocinesia rappresenta un problema di sicura e drammatica attualità .
L’ambizione del “Coach”, che si occupa di formazione nel campo dello sport, è quella di affrontare temi innovativi che forniscano agli operatori del settore (allenatori, atleti, dirigenti ecc…) strumenti idonei allo sviluppo della personalità degli adolescenti e degli adulti che si avvicinano al mondo dello sport.
I successi che le nostre squadre di Club e Nazionali hanno ottenuto negli ultimi anni nella varie specialitĂ sportive, sono stati realizzati grazie alla combinazione di molti fattori; fra questi la preparazione dei tecnici che hanno operato nel settore.
La figura dell’Allenatore si colloca all’interno di un ambiente, quello sportivo, che con il passare del tempo si è reso sempre più competente e di conseguenza esigente, richiedendo al “Mister” una conoscenza approfondita di tutti gli aspetti che riguardano la conduzione di un gruppo.
Le problematiche che s’incontrano nella gestione di un team, si differenziano secondo diversi parametri (sesso, età , categoria) e la conoscenza della specialità sportiva dal punto di vista pratico (gioco praticato) risulta assolutamente insufficiente per poterla insegnare.
Nell’insegnamento è indispensabile la conoscenza di discipline che evidenziano la dimensione psicologica, pedagogica e sociologica dell’insegnamento.
I percorsi di formazione per allenatori vengono organizzati proprio con l’intento di porre rimedio a queste problematiche ponendo l’accento sulla pratica diretta di tutte le attività indispensabili per l’insegnamento e la gestione di un gruppo, affrontando contenuti che variano dall’analisi tecnica, tattica, dalla preparazione fisica e ultimamente la preparazione mentale degli atleti.
In tutti i campi gli eccessi non corrispondono mai alla soluzione ottimale di un problema, perciò basare la propria metodologia d’intervento sull’empirismo o sul dogmatismo teorico sarebbe un inequivocabile indice di superficialità . La professionalità si basa in particolare su una competenza specificatamente pedagogica, sulla continua riflessione che consente di non porre in contrapposizione, come purtroppo capita, la teoria alla pratica ma di considerare la prima il presupposto della seconda.
L’attenzione in ambito sportivo viene generalmente considerata un importante presupposto mentale della prestazione.
Tuttavia, spesso non viene ancora allenata sistematicamente, né sottoposta a test diagnostici che tengano conto dei compiti sportivi specifici a cui deve far fronte l’atleta.
La causa principale di questa lacuna risiede nel fatto che sotto il termine attenzione ricadono molteplici funzioni diverse, come la selezione dell’informazione rilevante per il compito in atto, la localizzazione o la distribuzione di risorse mentali nello spazio e nel tempo, la facilitazione di determinati processi elaborativi e l’inibizione di altri, la vigilanza, l’attivazione etc.
L’importanza di ciascuna di queste singole funzioni dipende dal profilo delle richieste prestazionali delle singole discipline o specialità sportive. Le cosiddette discipline sportive ad open skill - come sport di combattimento e giochi sportivi - sono caratterizzate da condizioni situazionali continuamente variabili, che l’atleta deve fronteggiare con la massima rapidità e precisione possibile.
Qui il successo dell’atleta non dipende soltanto dalla precisione dell’esecuzione motoria, ma anche da un’adeguata e tempestiva presa ed elaborazione delle informazioni relative alla situazione e quindi da una gestione flessibile dell’attenzione in funzione della situazione stessa, al fine di acquisire un vantaggio temporale sull’avversario.
Perciò è importante non tanto un tipo od un altro di attenzione, quanto la flessibilità dell’attenzione, ovvero la capacità di modularne la direzione, l’entità e l’intensità .
Nel caso dei giochi sportivi, ad es., gli atleti devono cambiare spesso la direzione dell’attenzione (rivolgendola in direzione della palla, dei compagni o degli avversari), adattare l’intensità dell’attenzione in base all’andamento delle fasi di gioco o ancora modulare le risorse attentive erogate, distribuendole “a tutto campo” o concentrandole su ristretti indici situazionali o sull’esecuzione di una determinata azione. Inoltre la flessibilità dell’attenzione può essere considerata come la capacità di spostare l’attenzione su particolari dimensioni degli stimoli.
Nel prossimo post andremo a vedere come tutto questo si inserisca all’interno dell’allenamento degli sportivi.
settembre 6, 2009
Posted in: Sport coaching - Roberto








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