Sara è una Sport Coach che ho avuto il privilegio di conoscere all’interno del percorso di formazione Scuola per Coach, l’attuale Master in Coaching, e che nel tempo mi ha dimostrato la sua competenza e valore all’interno di questa attività.
E’ con vero piacere che condivido con lei e con altri colleghi, che imparerete a conoscere nei prossimi giorni, questo spazio riservato all’attività sportiva ed in particolare alla parte mentale della prestazione sportiva.
Roberto Merli
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Nel 1999 ho sostenuto un esame di Psicologia della Comunicazione presso l’università di Reggio Emilia. Per l’appello orale era richiesta l’elaborazione di una tesina e l’argomento che scelsi allora, era legato alla comunicazione nella pallavolo ed in particolare citai una ricerca del 1998, di Giuliano Fontani dell’Università di Pisa, riguardante l’allenamento mentale degli atleti e l’attenzione.
Di seguito un estratto della tesina:
“Ogni giocatore durante l’azione di gioco e durante la partita accumula una quantità incredibile di informazioni che deve saper selezionare, utilizzare e cancellare quando non servono più. Per questo un giocatore va allenato non solo tecnicamente ma anche mentalmente a prestare attenzione a tutte le situazioni che si presentano.
L’attenzione può essere definita come l’insieme dei meccanismi e operazioni mentali utilizzati per pianificare e controllare sia nell’esecuzione che nei risultati, in processi in atto, in funzione degli scopi e delle condizioni in cui si opera. L’attenzione va però distinta dal livello di vigilanza, il tono di fondo del nostro cervello presenta livelli diversi di eccitabilità che variano continuamente dal sonno profondo alla veglia influenzando la nostra capacità di interagire con l’ambiente, questo è il livello di vigilanza che viene anche chiamato attivazione o arousal. L’attenzione, che dipende dal livello di vigilanza, può anche essere definita come la capacità di selezionare stimoli esterni o interni e di seguirli per un tempo necessario. (Giuliano Fontani).
L’attenzione può cambiare repentinamente e indirizzarsi verso lo stimolo che al momento è di maggior interesse. Questa è una caratteristica molto importante per gli atleti che devono passare da una azione all’altra molto velocemente.
Secondo uno studio di Giuliano Fontani presso l’università di Siena del 1998 sulle capacità attentive nella pallavolo, un giocatore deve passare da un’attenzione ad ampio raggio (diffusa) che gli permette di osservare i compagni di squadra e gli avversari, ad una attenzione selettiva, quando gli servono solo alcune informazioni specifiche per entrare in azione. Poi in un brevissimo lasso di tempo elabora le informazioni (processo di informazione o reazione d’attesa) e produce una risposta. Si è calcolato che i meccanismi attentivi hanno una durata, per passare da un ampio focus ed uno ristretto occorrono circa 150/200 millisecondi.
Selezionando gli stimoli, si può passare da un’attenzione diffusa ad una attenzione selettiva e ad una ulteriore selezione volta ad isolare un numero minimo di stimoli, anche uno solo, questo porta alla concentrazione che si può definire come una estrema selezione di stimoli verso i quali i sensi e la motivazione dell’individuo sono rivolti.
Un processo molto importante, soprattutto negli sport di situazione come la pallavolo, è quello di elaborazione dell’informazione che porta alla scelta della risposta ottimale. I tempi di reazione giocano un ruolo fondamentale e pregiudicano il risultato, quindi l’atleta è spesso costretto ad anticipare la risposta. L’anticipazione si basa su elementi predittivi che l’atleta impara con l’esperienza a riconoscere grazie all’attenzione.
Il pallavolista sviluppa quindi delle particolari capacità attentive proprie del suo sport che riguardano diversi aspetti. La capacità di attenzione interna è la capacità del soggetto di percepire le informazioni che provengono dai ricettori del proprio corpo, controllando i muscoli, gli arti, la frequenza cardiaca e respiratoria. La capacità di attenzione diffusa, cioè la possibilità di selezionare un vasto numero di stimoli rilevanti. La capacità di selezione esterna che permette di sviluppare l’attenzione selettiva, di ridurre il numero di stimoli utili ad elaborare una risposta.
Inoltre da un test dell’elettroencefalogramma di Giuliano Fontani dell’università di Pisa, si è dimostrato che l’attenzione si può allenare.
L’esperimento è stato fatto in laboratorio e soggetti dell’esperimento erano quattro categorie di individui: pallavolisti, cestisti, nuotatori, sedentari.
Le registrazioni del test erano divise in periodi relativi a: attenzione diffusa, selettiva, processo dell’informazione e risposta, e hanno rivelato notevoli differenze nei soggetti studiati. Nel pallavolista la variabilità (variazione di frequenza dell’EEG nel passaggio da una fase attentava all’altra) è particolarmente accentuata, raggiunge valori superiori al 25% tra attenzione diffusa e selettiva e al 30% nella fase di processo dell’informazione. I cestisti presentano valori nettamente inferiori (15%) e sedentari e nuotatori non raggiungono il 5%. Anche nelle prove target il tempo di reazione tra pallavolisti e sedentari è molto diverso 1,042 msec dei pallavolisti contro 1,156 msec dei sedentari.
Se un pallavolista allenato dalle situazioni che gli presentano sviluppa questa capacità, allora è anche possibile con l’allenamento specifico di certe sequenze e situazioni possa migliorare ulteriormente la capacità e la velocità di elaborazione e risposta agli stimoli.”
Partendo da queste osservazioni, vedremo insieme nel prossimo articolo come ho utilizzato il Coaching per allenare la mente a produrre risposte in tempo breve e per anticipare, il più possibile, le situazioni di gioco che stanno per presentarsi.
Alla prossima !!!
Sara Gatti