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Roberto Merli

Il coaching mentale: la nuova frontiera dell'allenamento sportivo

 

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Presentato il progetto “Mobility Coaching”.Parma è la prima città in Italia a sperimentare il progetto finalizzato a modificare le attitudini di spostamento e le cattive abitudini.Roberto Merli sarà il Mobility Coach del progetto, leggi gli articoli della presentazione.

http://www.parmadaily.it/Notizie/Dettaglio.aspx?pda=CTT&pdi=47966

http://parma.repubblica.it/cronaca/2011/09/23/news/niente_automobile_per_un_anno_arriva_il_motivatore_della_bicicletta-22116513/

http://www.ekissportcoaching.com/top/running-e-allenamento-mentale-come-trasformare-le-inefficienze-in-efficienze-con-lo-sport-coaching.html

http://www.ekissportcoaching.com/top/il-ruolo-dello-sport-coach-nel-creare-un-ambiente-motivante.html

http://www.ekissportcoaching.com/top/vincente-mentalita-o-identita-come-interviene-il-mental-coach.html

http://www.ekissportcoaching.com/top/quando-e-la-tua-attenzione-ora-mental-training-linee-del-tempo-e-concentrazione.html

http://www.ekissportcoaching.com/top/uno-dei-primi-compiti-dello-sport-coach-nel-lavoro-di-mental-training-la-definizione-degli-obiettivi.html

http://www.ekissportcoaching.com/blog/l-allenamento-mentale-dei-campioni-e-visualizzare-l-impossibile-fino-a-che-si-realizza.html

http://www.ekissportcoaching.com/blog/mental-coaching-e-gesto-tecnico-come-fai-a-dire-che-non-lo-sai-pi-fare.html

http://www.ekissportcoaching.com/blog/il-mental-coaching-per-essere-al-110.html

http://www.ekissportcoaching.com/blog/calciatori-giocatori-campioni-tutti-a-caccia-del-focus-mentale-attraverso-tecniche-di-mental-coaching.html

http://www.ekissportcoaching.com/bottom/come-vedere-il-gioco-nel-golf-e-non-solo.html

http://www.ekissportcoaching.com/bottom/non-e-colpa-mia–lallenamento-mentale-contro-le-scuse.html

http://www.ekissportcoaching.com/bottom/come-migliorare-la-performance-sportiva-grazie-alla-visualizzazione.html

Ecco la seconda parte dell’articolo sugli Ancoraggi e su come utilizzarli.

http://www.ekissportcoaching.com/blog/come-accedere-alle-proprie-risorse-velocemente-con-lo-sport-coaching-gli-ancoraggi-continua.html

Leggete cosa fare con questo strumento potentissimo di PNL

http://www.ekissportcoaching.com/blog/come-modificare-le-percezioni-a-proprio-vantaggio-alla-scoperta-delle-sottomodalita.html

Leggetevi questa importante risorsa di Mental Training.

http://www.ekissportcoaching.com/blog/come-accedere-alle-proprie-risorse-velocemente-con-lo-sport-coaching-gli-ancoraggi.html

Applicazione pratica delle strategie di PNL allo Sport Coaching

http://www.ekissportcoaching.com/blog/prepararsi-a-vincere-attraverso-l-utilizzo-delle-strategie-una-parte-fondamentale-dell-allenamento-mentale.html

http://www.ekissportcoaching.com/blog/il-lavoro-del-mental-coach-all-interno-della-squadra.html

Quanto siamo bravi a trovare delle scuse che giustifichino i nostri insuccessi??

http://www.ekissportcoaching.com/blog/non-e-colpa-mia–lallenamento-mentale-contro-le-scuse.html

L’uso delle visualizzazioni per aumentare le performance sportive.

http://www.ekissportcoaching.com/blog/come-vedere-il-gioco-nel-golf-e-non-solo.html

Un punto di vista importante per allenare la concentrazione nello sport.

http://www.ekissportcoaching.com/blog/lavorare-con-la-mente-la-concentrazione.html

Cosa serve ad un portiere per essere sempre al top?

http://www.ekissportcoaching.com/blog/un-portiere-sempre-al-top.html

Scopri come si comporta e cosa fa un Mental Coach.

http://www.ekissportcoaching.com/blog/in-pratica-cosa-facciamo-noi-mental-coach.html

L’approccio di Ekis Sport al mental Coaching.

http://www.ekissportcoaching.com/blog/la-nostra-filosofia-il-ruolo-del-mental-coach.html

Ciao a tutti,

leggete questo interessante post scritto sul blog Ekissportcoaching.com

http://www.ekissportcoaching.com/blog/le-basi-del-mental-training.html

Ciao a tutti,

è con grandissimo piacere che voglio comunicarvi l’apertura di un sito speciale:

http://www.ekissportcoaching.com/

Si tratta della comunicazione ufficiale dell’avvenuta formazione di un Team dedicato proprio allo Sport Coaching.

In questo team, di cui sono orgoglioso di far parte, troverete una grandissima quantità di informazioni specifiche legate allo Sport Coaching, Mental Training e tutte le risorse inerenti la formazione mentale per il raggiungimento delle migliori performance.

Visitatelo e fornite feed back!!!!

Vi aspettiamo.

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Proseguiamo con la seconda parte dell’articolo.

Tutto questo era solo per chiarire la situazione che si vive nelle maggior parte delle società italiane che pensano che la preparazione mentale serva solo a risolvere problemi e non ad aumentare le  possibilità del gruppo e del singolo o che non sia di utilità pratica e giornaliera.

La grande novità della PNL è proprio questa l’immediato riscontro giornaliero pratico nel migliorare lo stato d’animo e le prestazioni di chi ne fa uso.
Se non si crede di vincere , non è importante quanto impegno si metta, i risultati saranno scarsi, mentre se si ha fiducia nei propri mezzi e in quelli della propria squadra e nella capacità di ottenere un risultato positivo abbiamo già fatto buona parte del cammino per raggiungerlo.

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Immaginate  un rugbista di 2 metri per 130 kg  che si trovi come unico ostacolo fra sé e la meta un bambino di 5 anni, sicuramente sarà in grado di segnare la metà perché è più forte fisicamente ma soprattutto perché è convinto di superare l’ostacolo  e l’idea di riuscire sarà l’unica nella sua mente.
Certamente l’esempio è volutamente provocatorio ma quante volte ci mettiamo dei limiti che non ci sono e magari di fronte ad una difficoltà , ancora prima di scendere in campo,  sembriamo noi il bambino di 5 anni sovrastato da tutte le possibili difficoltà che ci auto-creiamo ,anche se siamo preparati fisicamente e tatticamente, come se mentre guidiamo in galleria pensassimo al peso della montagna sopra di noi e non alla fine del tunnel pochi metri e pochi secondi davanti a noi e facilmente raggiungibile.

Molto spesso anche grandi campioni non credono fino in fondo nei propri mezzi e si fanno sconfiggere da avversari meno preparati ma in “stato di grazia” che riescono a usare al 100% tutte le proprie risorse anche se minori in partenza.
Con la PNL un atleta riesce a prendere coscienza delle proprie capacità e possibilità e ad essere il meglio di sé.
Un altro elemento fondamentale negli sport di contatto e combattimento è  saper percepire ,giudicare e decidere cosa fare in rapporto alla situazione degli avversari e dei compagni. Il giocatore scannerizza la situazione e decide cosa in rapporto a quello che lui decide essere il punto più vantaggioso per lui in quel momento.

Come possiamo allenare soprattutto in uno sport di contatto tutte queste situazioni?

Quante sono le situazioni differenti che si possono presentare in una partita?
La risposta migliore è allenandole in campo  o giocandole tutte in modo da saperle riconoscerle e fornire al nostro cervello uno schedario in cui andare a ricercare in gara la risposta giusta da dare a quella situazione.
Tutto questo non sempre è possibile in quanto molto spesso non ci sono giocatori sufficienti per allenare sempre tutte le situazioni o gli avversari ci propongono situazioni che noi non  possiamo prevedere o gli infortuni in uno sport di contatto sono molti e allenare sempre tutte le situazioni tattiche alzerebbe notevolmente la percentuale giocatori indisponibili in squadra.
Dunque?  che fare?

Alla prossima ….

Antonello

www.antolivrieri.com

Salve a tutti ,

sono Antonello Livrieri e sono un mental coach che dal 2007 si occupa di preparazione mentale di sportivi e in particolar modo di rugbysti.
Vi accompagnerò, durante questi mesi insieme a Roberto e agli altri ragazzi del team con una serie di articoli che andranno ad analizzare aspetti diversi del coaching sportivo.
L’argomento del mio articolo di oggi sono i segreti e l’ importanza dell’allenamento mentale negli sport di contatto.

Benché la capacità della mente di influenzare le nostre prestazioni fisiche sia ormai universalmente riconosciuta,molto spesso la maggior parte degli atleti e degli allenatori anche di alto e altissimo livello continua a concentrarsi esclusivamente sull’aspetto puramente fisico dell’allenamento tralasciando completamente quello mentale.

In alcune situazioni l’importanza dell’allenamento mentale viene riconosciuta ma spesso non si hanno le giuste capacità per sapere come e dove intervenire per allenarlo e allora si lascia libera ispirazione al giocatore o ci si affida alle capacità oratorie del capitano nello spogliatoio pre-partita.

Molto spesso quando ci si trova ad affrontare il discorso della preparazione mentale negli sport di squadra e, a maggior ragione, negli sport di contatto-combattimento la situazione che si presenta può essere almeno duplice:

· Caso a: Io non sono malato!
Mi sono sentito rispondere più volte da sportivi professionisti quando chiedevo loro se facessero allenamento mentale in questo modo : “Io non sono malato!” come se fosse necessario avere dei problemi per poter potenziare le proprie capacità.

Penso che nessuno di questi atleti, se fossero stati avvicinati da un preparatore atletico che avesse chiesto loro se facessero preparazione fisica, avrebbe risposto “Io non sono malato!” come se la preparazione fisica fosse riservata solo agli infortunati ,che devono recuperare una condizione normale, e non a chi vuole allenare il proprio fisico per essere più pronto in gara!

· Caso b: Ci penso io!
Un’altra risposta tipica in cui ci si può abbattere parlando con allenatori o direttori di società sportive proponendo la possibilità di una collaborazione per l’allenamento mentale è : “Ci penso io!” adducendo come esperto nel campo un giocatore d’esperienza, un ‘allenatore o un membro della dirigenza che all’occorrenza avrebbero saputo risolvere i problemi eventuali in base alla loro esperienza personale o al loro vissuto da giocatore.

Per tornare all’esempio del caso precedente è come se per prepararsi alle Olimpiadi del 2012 una squadra facesse la stessa preparazione fisica fatta per le Olimpiadi del 1992 uguale per tutti senza tenere conto delle varie diversità all’interno di un gruppo.

Fino a una decina di anni fa nelle squadre anche di buon livello si poteva trovare l’allenatore tutto fare che si occupava anche della parte fisica mentre oggi nessun allenatore penserebbe di programmare una stagione senza includere la figura di un preparatore atletico preparato.

Nel prossimo articolo entreremo ancora di più nel dettaglio ed inizieremo a vedere il tipo di approccio utilizzato nello specifico.

A presto.

Antonello – www.antolivrieri.com

Ciao a tutti,

sono Giò Pasello e faccio parte da poco del team di Roberto per portare la mia esperienza in campo sportivo e nello specifico il tiro a volo.

Mi sono avvicinata al mondo del Coaching perché sentivo la necessità di migliorare il modo d’essere.

Con molto scetticismo ho intrapreso il percorso del Master in Coaching dove ho vissuto esperienze straordinarie acquisendo la consapevolezza di quanto sia importante la figura del Mental Coach nella vita di uno sportivo.

Se avessi avuto la fortuna di averne uno nel 1993 anno di inizio della mia carriera agonistica, sono certa che non sarei mai scesa dal podio e avrei fatto sicuramente medaglia all’Olimpiade.

In questo periodo ho avuto la fortuna di fare delle Coaching sul campo con Roberto Merli e i risultati ottenuti sono  STRAORDINARI.

Mi ha dato degli strumenti per ottimizzare gli allenamenti sul campo in funzione delle gare.
Prima sparavo, sparavo, mi stancavo e con fatica arrivavano i risultati, ora  solo allenamento in pedana ben mirato e i risultati sono vicini al massimo.

La cosa positiva è che il lavoro del Coach è importante anche nella sfera privata, perché anche se non sembra i risultati vengono quando c’è serenità interiore e consapevolezza di avere fatto tutto ciò che serviva per arrivare all’eccellenza.

Prossimamente  vi parlerò di un lavoro fatto sulla mia time line.

Un abbraccio Gio’

Ciao a tutti,
come promesso ecco come ho utilizzato il Coaching per allenare la mente a produrre risposte in tempo breve e per anticipare, il più possibile, le situazioni di gioco che stanno per presentarsi nella pallavolo.

Con un’atleta di serie B1, che gioca nel ruolo di Centrale, abbiamo lavorato sulla capacità di selezionare le informazioni per essere più rapida e poter il più possibile anticipare gli spostamenti a muro sulla rete.
Prima di descrivere il lavoro che abbiamo fatto, occorre precisare che questa atleta ha una grande padronanza del gesto tecnico e quindi le limitazioni allo spostamento non erano imputabili ad una cattiva esecuzione del gesto ma ad una lentezza nella lettura delle informazioni che provenivano dal campo avversario.
L’obiettivo dell’atleta, sul quale voleva lavorare, era quello di arrivare più velocemente possibile a murare l’attacco avversario partendo da una posizione centrale di lettura.
Il lavoro che abbiamo fatto nella prima Coaching è stato quello di descrivere tutto quello che l’atleta poteva osservare nel campo avversario da quando la palla (battuta dalla compagna) raggiungeva il campo avversario fino a quando veniva attaccata da una delle avversarie. Facendo descrivere all’atleta ogni particolare di quello che succede, il Coach si rende conto e rende consapevole l’atleta, dei dettagli su cui si focalizza maggiormente e su quelli che tralascia. Questo è il primo passo per stilare una lista di quello che succede, per poi cercare di capire, tra tutte le cose che succedono, quali sono importanti per il nostro obiettivo. Nella seconda Coaching abbiamo lavorato sul selezionare le informazioni più utili e sul descrivere le diverse sottosituazioni. Per esempio tra le informazioni utili abbiamo selezionato il movimento del palleggiatore, la traiettoria del pallone, le rincorse degli attaccanti, ecc e di queste situazioni abbiamo descritto le diverse modalità in cui queste situazioni possono svilupparsi. In questo modo l’atleta riconosce dei set di azioni che possono accadere e comincia a visualizzare uno zoom sempre più dettagliato di ogni gesto che ha precedentemente selezionato. In questa fase l’allenamento mentale è stato quello di rivivere tutte le forme in cui le informazioni selezionate si possono manifestare.
Nella terza Coaching ho chiesto all’atleta di creare una sequenza di informazioni importanti da osservare per valutare più velocemente la situazione e capire dove la palla verrà giocata. In questa fase l’atleta crea una procedura per passare da un focus ampio ad un focus sempre più ristretto per estrapolare le informazioni utili sempre nello stesso modo e sempre nella stessa sequenza. Per consolidare questa routine occorre visualizzare mentalmente tutte le situazioni che si possono presentare e processarle mentalmente sempre seguendo la stessa routine. L’allenamento mentale poi può essere trasformato in allenamento reale ogni volta che, durante l’allenamento in palestra, si presenta l’occasione per mettere in pratica la routine di lettura.

Quello che, in sintesi abbiamo ottenuto con questo lavoro, è stato di prendere coscienza e renderci conto di quali fossero le informazioni chiave per la lettura e diventare abili e veloci ad estrapolare queste informazioni in mezzo ad altre meno rilevanti. L’allenamento mentale anticipa e ripropone molte volte le situazioni che si possono verificare per preparare il corpo a rispondere in maniera appropriata, in quanto riconosce già la situazione e reagisce più velocemente, anche anticipano le azioni che si verificheranno.
L’esito finale è stato quello di migliorare sensibilmente il tempo di reazione, ridurre al minimo gli errori di lettura e aumentare conseguentemente il numero di muri per gara.

Sara Gatti
Sport Coaching 2008

Sara è una Sport Coach che ho avuto il privilegio di conoscere all’interno del percorso di formazione Scuola per Coach, l’attuale Master in Coaching, e che nel tempo mi ha dimostrato la sua competenza e valore all’interno di questa attività.

E’ con vero piacere che condivido con lei e con altri colleghi, che imparerete a conoscere nei prossimi giorni, questo spazio riservato all’attività sportiva ed in particolare alla parte mentale della prestazione sportiva.

Roberto Merli

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Nel 1999 ho sostenuto un esame di Psicologia della Comunicazione presso l’università di Reggio Emilia. Per l’appello orale era richiesta l’elaborazione di una tesina e l’argomento che scelsi allora, era legato alla comunicazione nella pallavolo ed in particolare citai una ricerca del 1998, di Giuliano Fontani dell’Università di Pisa, riguardante l’allenamento mentale degli atleti e l’attenzione.

Di seguito un estratto della tesina:
“Ogni giocatore durante l’azione di gioco e durante la partita accumula una quantità incredibile di informazioni che deve saper selezionare, utilizzare e cancellare quando non servono più. Per questo un giocatore va allenato non solo tecnicamente ma anche mentalmente a prestare attenzione a tutte le situazioni che si presentano.
L’attenzione può essere definita come l’insieme dei meccanismi e operazioni mentali utilizzati per pianificare e controllare sia nell’esecuzione che nei risultati, in processi in atto, in funzione degli scopi e delle condizioni in cui si opera. L’attenzione va però distinta dal livello di vigilanza, il tono di fondo del nostro cervello presenta livelli diversi di eccitabilità che variano continuamente dal sonno profondo alla veglia influenzando la nostra capacità di interagire con l’ambiente, questo è il livello di vigilanza che viene anche chiamato attivazione o arousal. L’attenzione, che dipende dal livello di vigilanza, può anche essere definita come la capacità di selezionare stimoli esterni o interni e di seguirli per un tempo necessario. (Giuliano Fontani).
L’attenzione può cambiare repentinamente e indirizzarsi verso lo stimolo che al momento è di maggior interesse. Questa è una caratteristica molto importante per gli atleti che devono passare da una azione all’altra molto velocemente.
Secondo uno studio di Giuliano Fontani presso l’università di Siena del 1998 sulle capacità attentive nella pallavolo, un giocatore deve passare da un’attenzione ad ampio raggio (diffusa) che gli permette di osservare i compagni di squadra e gli avversari, ad una attenzione selettiva, quando gli servono solo alcune informazioni specifiche per entrare in azione. Poi in un brevissimo lasso di tempo elabora le informazioni (processo di informazione o reazione d’attesa) e produce una risposta. Si è calcolato che i meccanismi attentivi hanno una durata, per passare da un ampio focus ed uno ristretto occorrono circa 150/200 millisecondi.
Selezionando gli stimoli, si può passare da un’attenzione diffusa ad una attenzione selettiva e ad una ulteriore selezione volta ad isolare un numero minimo di stimoli, anche uno solo, questo porta alla concentrazione che si può definire come una estrema selezione di stimoli verso i quali i sensi e la motivazione dell’individuo sono rivolti.
Un processo molto importante, soprattutto negli sport di situazione come la pallavolo, è quello di elaborazione dell’informazione che porta alla scelta della risposta ottimale. I tempi di reazione giocano un ruolo fondamentale e pregiudicano il risultato, quindi l’atleta è spesso costretto ad anticipare la risposta. L’anticipazione si basa su elementi predittivi che l’atleta impara con l’esperienza a riconoscere grazie all’attenzione.
Il pallavolista sviluppa quindi delle particolari capacità attentive proprie del suo sport che riguardano diversi aspetti. La capacità di attenzione interna è la capacità del soggetto di percepire le informazioni che provengono dai ricettori del proprio corpo, controllando i muscoli, gli arti, la frequenza cardiaca e respiratoria. La capacità di attenzione diffusa, cioè la possibilità di selezionare un vasto numero di stimoli rilevanti. La capacità di selezione esterna che permette di sviluppare l’attenzione selettiva, di ridurre il numero di stimoli utili ad elaborare una risposta.
Inoltre da un test dell’elettroencefalogramma di Giuliano Fontani dell’università di Pisa, si è dimostrato che l’attenzione si può allenare.
L’esperimento è stato fatto in laboratorio e soggetti dell’esperimento erano quattro categorie di individui: pallavolisti, cestisti, nuotatori, sedentari.
Le registrazioni del test erano divise in periodi relativi a: attenzione diffusa, selettiva, processo dell’informazione e risposta, e hanno rivelato notevoli differenze nei soggetti studiati. Nel pallavolista la variabilità (variazione di frequenza dell’EEG nel passaggio da una fase attentava all’altra) è particolarmente accentuata, raggiunge valori superiori al 25% tra attenzione diffusa e selettiva e al 30% nella fase di processo dell’informazione. I cestisti presentano valori nettamente inferiori (15%) e sedentari e nuotatori non raggiungono  il 5%. Anche nelle prove target il tempo di reazione tra pallavolisti e sedentari è molto diverso 1,042 msec dei pallavolisti contro 1,156 msec dei sedentari.
Se un pallavolista allenato dalle situazioni che gli presentano sviluppa questa capacità, allora è anche possibile con l’allenamento specifico di certe sequenze e situazioni possa migliorare ulteriormente la capacità e la velocità di elaborazione e risposta agli stimoli.”

Partendo da queste osservazioni, vedremo insieme nel prossimo articolo come ho utilizzato il Coaching per allenare la mente a produrre risposte in tempo breve e per anticipare, il più possibile, le situazioni di gioco che stanno per presentarsi.

Alla prossima !!!

Sara Gatti