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Roberto Merli

Il coaching mentale: la nuova frontiera dell'allenamento sportivo

Ciao a tutti,

mi è capitato spesso di dover rispondere ad una domanda ricorrente del tipo:

“Ma l’allenamento mentale è una qualità che si acquisisce e dura in eterno?”

Se analizziamo il termine stesso, ci rendiamo conto che i riferimenti principali sono due, il primo è ovviamente Mental che individua il fatto che tutte le procedure attivate in un lavoro di coaching attivano ed intervengon sui processi mentali della prestazione sportiva. Parliamo di procedure per una corretta attivazione, per una gestione produttiva del proprio stato d’animo, per una risposta veloce alle rischieste situazionali che il contesto richiede.

Ma poi dimentichiamo spesso il secondo termine “Training”, con il quale intendiamo il fatto che tale componente, quella mentale appunto, debba essere allenata esattamente come alleniamo i muscoli e i nostri apparati di produzione dell’energia.

Se risulta evidente che per saltare, correre, recuperare gli sforzi, eseguire al meglio un gesto tecnico, sia necessario eseguire importanti sedute di allenamento con innumerevoli ripetizioni, non è altrettanto chiaro che il medesimo meccanismo valga per la parte mentale della performance.

Nel mio lavoro di coaching mi sono spesso imbattuto in situazioni nelle quali gli atleti eseguono il lavoro assegnato, migliorano le proprie prestazioni e poi … nel momento in cui le cose cambiamo in meglio …. magicamente smettono di fare tutto quello che ha consentito tale miglioramento. :(

E’ come se improvvisamente si pensasse che a quel punto il processo è acquisito e non ha più bisogno di nulla.

Questo è un errore grossolano !!!

Si parla di Mental training proprio per identificare le due componenti che devono continuamente essere allenate.

Nel prossimo post parleremo di esempi applicativi del mental training.

A presto.

Roberto Merli.

Ciao a tutti,

in questi primi giorni dell’anno riflettevo con alcuni colleghi su un aspetto molto importante che riguarda gli sportivi e non solo.

Molto spesso mi è capitato nel mio lavoro di sport coaching che mi venisse richiesto come obiettivo proprio il raggiungimento di una costanza nelle prestazioni!!

Secondo voi quale poteva essere la mia risposta a questo quesito?

Non posso aiutarti, mi dispiace!

Vi posso assicurare che non si tratta di mancanza di volontà, negligenza o qualche altra forma di impedimento, si tratta piuttosto di un rispetto del nostro essere.

A cosa faccio riferimento?

Il nostro organismo è regolato da un andamento ciclico, suddiviso in fasi, della maggior parte delle nostre funzioni (veglia/sonno, fame/sazietà, concentrazione/riposo, bioritmo ecc..). Se ci pensate questo andamento ciclico funziona anche nei programmi di allenamento fisico, dove ad un periodo di lavoro deve necessariamente seguire un periodo di riposo.

In questo periodo di riposo il nostro organismo svolge il lavoro fondamentale di ripristino delle scorte energetiche e consente agli sportivi di entrare progressivamente in forma.

Una delle cose più importanti che si deve comprendere è che le fasi Up e le fasi down continueranno ad esistere perché è naturale e fisiologico che esistano!!!

Quello che possiamo fare è innalzare i picchi di massima prestazione, in questo modo otterremo che il picco down della successiva fase di “riposo” sarà molto più alto di quanto fatto fin’ora.

Alla prossima.

Una volta determinati gli obiettivi e individuati gli scopi, l’ultima fase determinante è mettersi all’AZIONE:

Ogni proposito rimane improduttivo finché non viene tradotto in azione.

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Serve a poco formulare un obiettivo senza abbinare una strategia pratica di realizzazione. L’azione esprime la vera capacità degli individui di trasformare in pratica il pensiero. L’abilità che abbiamo nel trovare mille motivazioni per rimandare ciò che dobbiamo fare dovremmo utilizzarla invece per pianificare quello che si deve fare.
Elevare gli standard, con obiettivi ambiziosi, è una bella cosa ma è necessario darsi da fare, pensare un po’ meno ed agire un di più.
Anche in questo caso è bene elencare, scrivendo, tutte le azioni che deve compiere per raggiungere l’obiettivo.

  • Come dovrei essere?
  • Cosa deve cambiare?
  • Per essere in quel modo cosa devo fare?

Otterrai una lista delle cose da fare nel tempo fino alla data di scadenza del tuo obiettivo.

Per mantenere sempre alta la motivazione quotidiana è consigliabile dividere gli obiettivi più grandi in sotto-obiettivi e concentrare l’attenzione sui singoli passaggi da compiere certi che, tutti insieme, porteranno all’obiettivo finale.
Vi esorto a provare e pianificare un obiettivo significativo.

Buon lavoro e a presto.

Ciao a tutti,

riprendiamo l’argomento degli obiettivi affrontando la seconda fase del processo che serve a chiarire bene il perchè si vuole raggiungere un obiettivo, perchè è così importante raggiungerlo adesso e che persona/atleta/allenatore sarai una volta raggiunto.

Il passaggio in questione è lo Scopo.

Se l’Obiettivo rappresenta la direzione che si sceglie di seguire, lo scopo rappresenta la vera spinta; il motore.

L’energia, la motivazione per andare ogni giorno in palestra, per affrontare i sacrifici necessari viene dallo scopo.

Possiamo utilizzare come metafora la gestione di un conto corrente.

I perché rappresentano il denaro che noi abbiamo a disposizione, mentre le difficoltà che incontreremo lungo il percorso, rappresentano il prezzo da pagare. Maggiore sarà il numero e la qualità dei perché vogliamo raggiungere un obiettivo, più alto sarà il prezzo che riusciremo a pagare, le fatiche che riusciremo a sopportare, le rinuncie che saremo disposti ad affrontare.

Con poca disponibilità, probabilmente, alle prime difficoltà abbandoneremo.

Una volta stabilito l’obiettivo (la rotta) occorre fare chiarezza sul perchè vuoi raggiungerlo. Che cosa ti darà? Come ti sentirai dopo?

Immaginati ad obiettivo raggiunto, identifica le qualità che ha la persona (tu) che è in grado di raggiungere l’obiettivo ed osservati nei minimi dettagli. Rileva, con attenzione, quali sono le qualità che ti hanno consentito di compiere la tua impresa e cosa ti fa provare avere questa profonda consapevolezza.

E’ importante analizzare tutti gli effetti che avrà raggiungere questo obiettivo, anche quelli secondari non immediatamente visibili, farne un elenco e utilizzarlo ogni volta che possono presentarsi dei dubbi o delle incertezze.

Nel prossimo post parleremo di come passare all’azione per rendere, tutto quello che abbiamo visto fin’ora, estremamente pratico.

Alla prossima.

Roberto Merli

Come possiamo stabilire obiettivi che siano motivanti?

Lasciamo la scelta al caso, al volere comune, al sentito dire o piuttosto li determiniamo sulla base di fattori realmente importanti per noi?

Vi voglio parlare di un metodo appreso nel percorso di formazione come Coach presso la Scuola per Coach di Ekis srl di Reggio Emilia oggi “Master on Coaching”.

Il metodo non a caso si chiama O.S.A. proprio per richiamare il concetto che occorre osare nella determinazione di obiettivi, occorre essere esigenti con se stessi per ottenere risultati.
O.S.A. è anche un acrostico, ossia una parola composta dalle iniziali di altre parole. In questo caso osa sta per: Obiettivo, Scopo e Azione.

E’ un metodo semplice ma al tempo stesso molto pratico ed efficace per tradurre i propri desideri in risultati concreti ed oggi vedremo proprio il primo punto la definizione dell’obiettivo.
O.S.A. significa:

  • cosa vuoi
  • perchè lo vuoi
  • come fare ad ottenerlo.

L’Obiettivo rappresenta ciò che vogliamo, il risultato che vogliamo perseguire. Rappresenta la rotta guida, la stella polare che ci aiuterà ad orientarci anche nei momenti bui, delle difficoltà e delle incertezze.

E’ già difficile arrivare ad ottenere ciò che si vuole quando si conosce la meta, figuriamoci quando non la si conosce.

Se vogliamo che la mente diventi un acceleratore di risultati piuttosto che un freno dobbiamo abituarci a lavorare per obiettivi. Conoscere ciò che vogliamo è indispensabile eppure, molto spesso è più facile concentrarsi su ciò che non vogliamo. Non vogliamo sbagliare la battuta, deconcentrarci, farci male, soffrire.

Sappiamo con precisione ciò che non vogliamo ma non ciò che vogliamo.

Affinché l’obiettivo sia realmente motivante deve rispettare alcune condizioni:

  • Deve essere FATTIBILE e MOTIVANTE.
    E’ inutile porsi obiettivi che oggettivamente non sono realizzabili perché inconsciamente mi rendo conto di non poterli raggiungere. Allo stesso tempo però dovrà rappresentare una meta ambiziosa per essere motivante e rappresentare un reale benessere raggiunto.
  • Deve essere espresso con TERMINI POSITIVI.
    Scrivere voglio smettere di sbagliare la battuta o voglio smettere di avere paura non va bene; è ciò che non vuoi. Scrivi ciò che vuoi e non ciò che non vuoi.
  • Deve essere CONCRETO E MISURABILE.
    Per la mente un obiettivo come: “voglio saltare di più” non significa nulla. Non è specifico, la mente non riesce a creare una immagine concreta. Scrivi “voglio saltare 4 cm in più.”
  • Deve avere UNA SCADENZA.
    Definisci precisamente entro quando vorrai raggiungerli.

Per tutti punti precedenti occorre anche avere una certa esperienza dell’argomento oggetto dell’obiettivo, altrimenti si rischia di utilizzare parametri fuori dalla realtà. Nel caso si tratti di una nuova esperienza, sarà molto utile farsi consigliare da persone più esperte (allenatore, preparatore atletico, medico ecc..).

  • Esiste un ultimo punto veramente importante per far si che un obiettivo sia formulato correttamente, DEVE DIPENDERE DA TE.
    Prendiamo un impegno nei confronti di un qualcosa che dipenda direttamente dal tuo impegno e non da quello degli altri, per evitare di legare il mancato raggiungingimento della meta ad altre persone delle quali ovviamente non hai il controllo.

Nel prossimo post andremo ad analizzare la seconda lettera del nostro sistema: S

A presto

Affrontiamo, in questo post, un concetto per me molto importante che trovo estremamente collegato alla determinazione di obiettivi funzionali: la qualità di allenamento.
Quante volte, come giocatori, vi sarete sentiti chiedere di aumentare la qualità del lavoro in allenamento e quante volte, come allenatori, avete fatto questa richiesta?

Ma cosa significa qualità in allenamento?    Come si ottiene?

Prendiamo un esercizio base, che si utilizza sempre dalle prime categorie giovanili alla massima serie. Nella pallavolo potrebbe essere: Attacco e difesa a coppie.

Immaginiamo due situazioni; la prima in cui due atleti che svolgono l’esercizio solo per puro riscaldamento e che soprattutto considerano la cosa non particolarmente utile.

Bene, i due atleti eseguiranno una semplice coreografia ordinata dall’allenatore; il risultato sarà che i colpi eseguiti, sia in attacco che in difesa, saranno poco efficaci e soprattutto non avranno un significato preciso. La velocità, forza e intensità dell’esercizio saranno sicuramente basse.

Qual è la valenza di un esercizio fatto in questo modo?   Ve lo posso anticipare io = 0

Nella seconda situazione prendiamo lo stesso esercizio ma eseguito da due atleti che hanno molti punti importanti per loro su cui lavorare.

L’impegno sarà massimo cercando di recuperare ogni pallone, anche quelli impossibili, il lavoro sul colpo di attacco sarà preciso per ricercare la forza e la precisione, il lavoro di difesa sarà molto reattivo e cercherà di curare gli angoli necessari per posizionarsi correttamente sotto alla palla ecc…

Qual è la valenza di un esercizio fatto in questo modo? 10!!!

Non abbiamo parlato di un esercizio particolarmente complesso, ma la valenza dello stesso viene determinata dalla partecipazione, dal coinvolgimento degli interpreti. La qualità dell’allenamento risulta fortemente influenzata dall’impegno degli atleti, dalla motivazione che hanno nel fare una cosa. Non esiste un esercizio ideale, ma in ogni esercizio possono esistere degli aspetti che motivano le persone, i famosi obiettivi.

Nel prossimo post vedremo il metodo utilizzato per pianificare obiettivi che siano motivanti.

A presto

obiettivo-thumb82291081Eccomi al consueto appuntamento con la parte mentale della prestazione sportiva.

Come vi avevo accennato, in chiusura del precedente articolo, oggi parleremo di un aspetto della prestazione che raramente viene affrontato con metodo a differenza dell’ambito aziendale dove il “goal setting” rappresenta uno strumento indispensabile di lavoro.

Sarà scontato e facile comprendere come la “passione”, il piacere che deriva dalla pratica di un’attività, possano rappresentare il motore principale allo svolgimento di qualsiasi compito.
Ma proviamo a chiederci dove troviamo la forza, la costanza d’applicazione nel fare una cosa ripetitiva nel tempo che include alti e bassi nelle prestazioni e nei risultati?

Avrete sicuramente sentito parlare di motivazione e soprattutto ne avrete notato l’uso smodato del termine, nei discorsi delle persone, sulla stampa e in tutte quelle occasioni in cui si parla di un processo finalizzato al raggiungimento di una performance, in ambito sportivo e no.

Bene, riflettete un attimo e provate a pensare: cosa rappresenta per voi la motivazione ?
Nella mia esperienza ogni volta che ho posto questa domanda, mi sono trovato di fronte a voli pindarici che ricercavano definizioni complesse, piene di paroloni ma prive di un significato chiaro e preciso.
Provate ad analizzare la parola stessa MOTIVAZIONE.
Se la osservate attentamente e la dividete a metà, otterrete due parole MOTIV e AZIONE.
Dal mio punto di vista, estremamente pratico, la motivazione rappresenta una situazione in cui ho un buon motivo per fare una cosa (azione) !!
Il tutto può sembrare banale e scontato, ma vi posso garantire che in moltissimi casi non è così.

Siamo proprio certi che tutto quello che facciamo ha, per noi, un buon motivo per essere fatto?
Siamo certi che tutto quello in cui investiamo energie sia realmente importante per noi piuttosto che per altri?
Quando riusciamo ad ottenere risultati duraturi?

Certamente nel momento in cui lo desideriamo con tutto noi stessi, per quello che rappresenta e per tutto ciò che ne ricaviamo.
Immaginate a quando si desidera fortemente una cosa; la mente si concentra incessantemente su di essa e a come riuscire ad ottenerla, a cosa fare per raggiungere quell’obiettivo.
Pensiamo all’innamoramento. In questo caso le due persone sono disponibili a fare qualsiasi cosa per riuscire a scambiare anche solo alcuni istanti insieme, a sentire la voce del compagno/a.

Il motivo in questione è sicuramente molto forte e il “premio” in palio, giustifica ampiamente il “prezzo” da pagare.
Prendiamo ora in considerazione la maggior parte delle situazioni che si presentano nella nostra vita e soprattutto come ci si comporta normalmente.
Come mai la maggior parte delle persone gioca la propria vita sempre in difesa?
Perchè spesso partiamo già con l’idea di non voler ambire ad un risultato importante?
Perchè non ci spingiamo in avanti cercando di ottenere il massimo da noi stessi?

Spesso ci accontentiamo di non perdere. Ma non perdere non significa vincere.

Possiamo accettare che esistano situazioni nelle quali “limitare i danni” può bastare ma si tratta di episodi.
Il nostro successo personale si può creare solo OSANDO a voler vincere le sfide che la vita ci presenta.
Si tratta di una partita che non si sviluppa secondo i classici punteggi e che come tutte le partite va preparata a dovere.

Nel prossimo post andremo a vedere come ho lavorato proprio su questo argomento con atleti professionisti di svariate discipline.

A prestissimo !!!

Dopo aver chiarito alcuni dubbi relativi all’attività di mental training, andiamo ad analizzare come si organizza l’attività di Coaching.
L’intervento del Coach nel mondo dello sport abbraccia diverse aree e si sviluppa in base a due modalità esecutive:

Il Personal Coaching consiste in un lavoro “one to one” svolto tra il Coach ed il singolo, attraverso una serie di incontri individuali della durata variabile a seconda delle esigenze.
Il ruolo del Personal Coach è di aiutare il soggetto ad utilizzare tutte le proprie risorse per superare le difficoltà e raggiungere gli obiettivi prefissati.
Le aree d’intervento del lavoro di Personal Coaching nello sport spaziano dai temi più pragmatici e tecnici come le tecniche di comunicazione persuasiva e la definizione e programmazione degli obiettivi, a quelli più personali come ad esempio la gestione efficace degli stati d’animo.
Questa metodologia d’intervento è particolarmente indicata per coloro che hanno esigenze specifiche da soddisfare e che desiderano essere affiancati e sostenuti personalmente nel loro processo di crescita personale e nel raggiungimento di obiettivi ambiziosi.
Il lavoro di Personal Coaching assume una connotazione differente nel momento in cui l’interlocutore diventa l’allenatore o i componenti dello staff dirigenziale.
In questo caso l’attenzione si sposta maggiormente alla gestione delle dinamiche di gruppo, alle tecniche di comunicazione efficace e persuasiva ecc..

Nel Team Coaching il Coach lavora direttamente con la squadra, attraverso incontri chevolleyball_001 possono durare da 10 minuti ad un’intera giornata (in accordo con l’allenatore) a seconda del tipo di intervento e della situazione. In questa attività di Coaching è fondamentale il rapporto di collaborazione tra l’allenatore e il Coach che, insieme, dovranno decidere i temi e le modalità degli interventi.

Il Coach quindi diviene uno dei collaboratori di cui un allenatore può avvalersi, esattamente come un preparatore atletico, un massaggiatore, o un allenatore in seconda.

La sua competenza servirà a predisporre la squadra all’atteggiamento mentale più idoneo a garantire la massima espressione delle sue potenzialità.

I temi che solitamente vengono trattati sono:
•    il teamwork e la creazione di un team affiatato,
•    gli obiettivi,
•    la motivazione,
•    l’atteggiamento mentale,
•    la gestione della vittoria e della sconfitta,
•    strategie di comunicazione e leadership,
•    sviluppo di peak performance.

Nel prossimo articolo parleremo proprio di come la programmazione per obiettivi aiuti moltissimo gli atleti a trovare la motivazione corretta per affrontare pesanti programmi di allenamento.
Parleremo di come li agevoli a trovare la motivazione “quotidiana” e di un concetto a me molto caro “la qualità dell’allenamento”.
A presto.

Eccomi !!!
Scusate per aver rallentato nella pubblicazione dei pezzi promessi, ma l’impegno come Staff all’UPW di Roma ha reso complicato lavorare ai miei pezzi.

Proseguiamo come dicevamo affrontando alcune domande frequenti che mi vengono rivolte in materia di Sport Coaching.

Cosa è concretamente l’allenamento mentale?
Allenamento mentale significa abituare la mente a lavorare a nostro servizio permettendoci di raggiungere i nostri obiettivi e, allo stesso tempo, vivendo nel benessere.
Concretamente consiste in una serie di strategie (visualizzazione, anticipazione mentale, strutturare un sistema di convinzioni potenzianti, rinforzare l’autostima, aumentare la concentrazione e l’attenzione, comunicare in modo efficace con se stessi, ecc.) che ci rendono più forti e ci danno una spinta motivazionale enorme!

Serve solo agli sportivi?
Lo sport è un’ottima metafora della vita e del lavoro: ognuno di noi è impegnato in qualcosa e, nel raggiungimento di un obiettivo, incontra degli ostacoli sul cammino; così come nello sport ti si presentano degli ostacoli (avversari, ambiente, te stesso…).
Tutte queste strategie approdano nello sport dopo essere state applicate nel business e nello sviluppo personale, quindi sono applicabili a qualsiasi area della vita di ogni individuo.

Cosa significa gestire le emozioni e gli stati d’animo?

La qualità dei risultati che ognuno di noi ottiene dipende dalla qualità delle nostre azioni e dei nostri comportamenti. A loro volta questi dipendono proprio dai nostri stati d’animo. Sappiamo che ci sono emozioni potenzianti per ogni momento della nostra vita e la nostra mente può aiutarci ad essere nello stato d’animo giusto, nel momento giusto, per fare la cosa giusta! Ad esempio un pallavolista (o un qualsiasi altro atleta in ogni altro sport) quando si appresta a battere, può essere in preda a tensione, ansia, paura di sbagliare… sicuramente queste emozioni non lo aiuteranno ad eseguire un buon servizio, anzi… Saper gestire gli stati d’animo significa avere dei mezzi per accedere a degli stati d’animo produttivi (come la sicurezza, la motivazione, la tranquillità, ecc.) ogni volta che ne abbiamo bisogno.

Come può la mente migliorare le prestazioni fisico-atletiche?
E’ appurato già da tempo che la mente abbia influenza diretta sul nostro corpo (sul sistema immunitario ed endocrino in primis). Ad esempio il doping non è altro che l’assunzione di sostanze chimiche che permettono di aumentare forza, velocità e potenza e di accelerare il processo di recupero. Bene, la mente, se opportunamente allenata, può fungere da “doping naturale”. Nella mia attività di Coaching ho riscontrato tutto ciò tantissime volte, come ho altresì notato quanto le convinzioni limitanti o addirittura un atteggiamento negativo possano rallentare drasticamente i processi di recupero (ad esempio in caso di infortunio).

Perché tutto ciò crea un maggior benessere?

L’essere umano è un’entità composta da corpo, pensieri ed emozioni. Una crescita equilibrata di queste 3 aree porta ad uno stato di pienezza, consapevolezza e forza che mi sento di poter tranquillamente definire BENESSERE.

Nel prossimo post parleremo delle principali aree di intervento proprio dello Sport Coaching.

A presto!!!

Ciao a tutti,

nel precedente blog, abbiamo visto come la prestazione sportiva non sia composta solamente dalla parte tecnico tattica e dalla parte di preparazione fisica.

A tutti voi sarà capitato di notare, in prima persona o su un atleta di vostro riferimento, come esistano giornate in cui tutti i gesti (anche quelli ritenuti più difficili) riescono facilmente, con efficacia impressionante e giornate in cui, invece, non si riesce a fare nulla di tutto quello che sembrava così semplice.

Riflettiamo un attimo.
Da un giorno all’altro possono essere cambiate le mie conoscenze tecniche dei gesti?? Posso aver cancellato dei pezzi di movimento??

Posso trovarmi, da un giorno all’altro, in uno stato di forma fisica così differente e penalizzante??

L’esperienza di sportivi o comunque la logica Vi porterà a rispondere con un bel NO a tutte le precedenti domande.

A questo punto cosa fa la differenza tra una prestazione e l’altra?

Io credo che in tutto questo, lo stato d’animo che ci accompagna nell’affrontare il nostro impegno, abbia un ruolo determinante.

Corpo, mente ed emozioni sono parti indissolubilmente legate: è per questo che non basta più allenare solo il fisico e la tecnica per raggiungere il vero benessere personale.
Anche la mente e le emozioni vogliono la loro parte!

Queste possono agire come un vero catalizzatore e acceleratore di risultati oppure essere il più drastico dei freni: il trucco è “saperle usare a nostro vantaggio!”.

E’ per questo che le nuove frontiere dell’allenamento hanno finalmente introdotto in Italia il cosiddetto MENTAL TRAINING.
Quando si parla di mental training mi sento rivolgere una serie di domande ricorrenti, domande che andremo a trattare proprio nel prossimo blog.

Rimanete con me !!

Ciao a tutti.
Riprendendo il post precedente, proseguiamo con la definizione di cosa intendiamo per Sport Coaching e di come tale metodologia si inserisca all’interno del processo di allenamento.

L’allenamento inteso come processo finalizzato al miglioramento delle prestazioni sportive ha, fino ad oggi, considerato due aspetti principali, quello tecnico-tattico e, in un secondo tempo, quello relativo alla preparazione fisica degli atleti.

La struttura organizzativa, a livello di club e a livello di squadre Nazionali, in passato ha previsto una buona formazione e ottimizzazione del lavoro a livello tecnico-tattico.
I piani di allenamento, le programmazioni annuali e pluriennali, erano elaborate mettendo in posizione centrale, in veste di obiettivo primario, la preparazione tecnica e tattica degli atleti, elevando queste due componenti a fattori unici ed indispensabili per l’ottenimento della miglior prestazione raggiungibile.

Se mai fosse necessario dimostrare questo concetto basterebbe notare come le tecniche di gioco basilari vengano definite, in tutti i testi e da tutti gli addetti ai lavori, come “fondamentali di gioco”, evidenziando come con il termine “fondamentale” si voglia rimarcare l’importanza che viene attribuita all’aspetto tecnico del movimento.

In una popolazione, quella Europea, dalle spiccate attitudini tattiche, risulta altrettanto ovvio che gli schieramenti di squadra e le strategie adottate per attaccare l’avversario e difendersi da esso prendessero sempre più importanza nella redazione di una programmazione di un intero processo di allenamento del singolo e a maggior ragione di un team.
L’eco generato dal tipo di schieramento tattico, dagli accorgimenti adottati per neutralizzare l’avversario, sono lo spunto di maggior rilevanza per i media e la popolazione dei supporter.

Negli ultimi anni, il movimento degli sport di situazione, si è reso conto che la prestazione ottimale di un atleta non può basarsi solo sul bagaglio di conoscenze tecnico-tattiche, ma che l’ottimale preparazione fisica rappresenta il miglior presupposto per ottimizzare le prestazioni.
Per sviluppare questo filone ecco l’arrivo degli specialisti della preparazione atletica ed il loro inserimento negli staff tecnici della maggior parte dei club. A partire dagli anni 80 si è assistito quindi ad una specializzazione delle funzioni e ad una necessaria suddivisione dei compiti tra l’allenatore, che programma il lavoro tecnico-tattico, ed il preparatore atletico che si preoccupa di sviluppare i presupposti organici per il raggiungimento di prestazioni massimali.

Attraverso l’analisi approfondita della prestazione sportiva, si è visto con sconcertante chiarezza che il modello di prestazione dei giochi di squadra ma anche degli sport singoli, non era rappresentato da un binomio di fattori ma piuttosto da una triade che può essere rappresentata graficamente in questo modo:

triangolo

L’aspetto mentale della prestazione sportiva rappresenta proprio l’elemento che chiude il triangolo di fattori che determinano il successo di un programma di allenamento.

Cronologicamente è l’ultimo fattore che si inserisce negli staff dei club delle varie specialità dei giochi sportivi.
Si può affermare con assoluta tranquillità che gli studi effettuati per lo sviluppo della parte mentale della prestazione sportiva, sono rimasti a livello accademico e raramente applicati sul campo nelle varie discipline.
Stile Attentivo, Anticipazione Visiva e Mentale, Focus Attentivo, Mente Conscia e Mente Inconscia, sono  terminologie ancora poco conosciute dalla maggior parte degli operatori di base e non.

Spostando la nostra attenzione proprio agli operatori che sono alla guida di gruppi, non si può tralasciare l’argomento relativo alle competenze inerenti la conoscenza delle tecniche della comunicazione efficace e della pedagogia per la gestione dei fenomeni sia legati alla comunicazione stessa ma anche allo studio delle dinamiche di gruppo.

Ad ogni allenatore è richiesto di comunicare ai propri atleti i concetti base della tecnica e della tattica di gioco.

La conoscenza delle tecniche appropriate e la competenza, specifica nel settore della comunicazione, rappresentano uno strumento assolutamente indispensabile per una trasmissione rapida, efficace e personalizzata dei concetti chiave ai propri atleti.
La conoscenza delle dinamiche di gruppo agevola indubbiamente la programmazione del lavoro, affina la scelta delle progressioni didattiche necessarie per l’obiettivo prefisso e rende l’approccio alle problematiche che scaturiscono dalla gestione di un team estremamente professionale ed efficace.

Da queste considerazioni si evince in modo chiaro come un intervento, finalizzato all’approfondimento proprio delle tematiche relative alla parte mentale dell’allenamento, si collochi in una posizione di assoluta attualità con una proposta qualitativamente elevata.

Il miglioramento delle performance attraverso l’uso dello sport coaching sarà l’oggetto dei prossimi post.

Una volta definite le aree di intervento, il blog si preoccuperà di trattare attraverso esperienze pratiche effettuate sul campo i vari argomenti dello sport coaching.

Al prossimo appuntamento.

Ciao a tutti,

diamo inizio alla condivisione di contenuti ed esperienze all’interno di questo blog.

Parliamo del Coaching Sportivo.

Ma qual è il ruolo del Coach nel mondo dello sport?

In che modo le competenze di un Mental Coach possono aiutare il movimento sportivo?

Quali sono le figure che ne possono trarre giovamento?

In questo post e nei prossimi andremo ad identificare le aree di intervento del coaching nel mondo dello sport, le potenzialità di questa attività e lo scarso livello di conoscenza di questa parte fondamentale dell’allenamento.

L’organizzazione della società moderna rende lo sport strumento fondamentale, e non più accessorio, per la formazione della personalità dei giovani adolescenti.

Se in passato si poteva contare su attività naturali e condizioni ambientali favorevoli alla pratica dell’attività motoria, oggi certamente l’ipocinesia rappresenta un problema di sicura e drammatica attualità.

L’ambizione del “Coach”, che si occupa di formazione nel campo dello sport, è quella di affrontare temi innovativi che forniscano agli operatori del settore (allenatori, atleti, dirigenti ecc…) strumenti idonei allo sviluppo della personalità degli adolescenti e degli adulti che si avvicinano al mondo dello sport.

I successi che le nostre squadre di Club e Nazionali hanno ottenuto negli ultimi anni nella varie specialità sportive, sono stati realizzati grazie alla combinazione di molti fattori; fra questi la preparazione dei tecnici che hanno operato nel settore.

La figura dell’Allenatore si colloca all’interno di un ambiente, quello sportivo, che con il passare del tempo si è reso sempre più competente e di conseguenza esigente, richiedendo al “Mister” una conoscenza approfondita di tutti gli aspetti che riguardano la conduzione di un gruppo.

Le problematiche che s’incontrano nella gestione di un team, si differenziano secondo diversi parametri (sesso, età, categoria) e la conoscenza della specialità sportiva dal punto di vista pratico (gioco praticato) risulta assolutamente insufficiente per poterla insegnare.

Nell’insegnamento è indispensabile la conoscenza di discipline che evidenziano la dimensione psicologica, pedagogica e sociologica dell’insegnamento.

I percorsi di formazione per allenatori vengono organizzati proprio con l’intento di porre rimedio a queste problematiche ponendo l’accento sulla pratica diretta di tutte le attività indispensabili per l’insegnamento e la gestione di un gruppo, affrontando contenuti che variano dall’analisi tecnica, tattica, dalla preparazione fisica e ultimamente la preparazione mentale degli atleti.

In tutti i campi gli eccessi non corrispondono mai alla soluzione ottimale di un problema, perciò basare la propria metodologia d’intervento sull’empirismo o sul dogmatismo teorico sarebbe un inequivocabile indice di superficialità. La professionalità si basa in particolare su una competenza specificatamente pedagogica, sulla continua riflessione che consente di non porre in contrapposizione, come purtroppo capita, la teoria alla pratica ma di considerare la prima il presupposto della seconda.

L’attenzione in ambito sportivo viene generalmente considerata un importante presupposto mentale della prestazione.

Tuttavia, spesso non viene ancora allenata sistematicamente, né sottoposta a test diagnostici che tengano conto dei compiti sportivi specifici a cui deve far fronte l’atleta.

La causa principale di questa lacuna risiede nel fatto che sotto il termine attenzione ricadono molteplici funzioni diverse, come la selezione dell’informazione rilevante per il compito in atto, la localizzazione o la distribuzione di risorse mentali nello spazio e nel tempo, la facilitazione di determinati processi elaborativi e l’inibizione di altri, la vigilanza, l’attivazione etc.

L’importanza di ciascuna di queste singole funzioni dipende dal profilo delle richieste prestazionali delle singole discipline o specialità sportive. Le cosiddette discipline sportive ad open skill – come sport di combattimento e giochi sportivi – sono caratterizzate da condizioni situazionali continuamente variabili, che l’atleta deve fronteggiare con la massima rapidità e precisione possibile.

Qui il successo dell’atleta non dipende soltanto dalla precisione dell’esecuzione motoria, ma anche da un’adeguata e tempestiva presa ed elaborazione delle informazioni relative alla situazione e quindi da una gestione flessibile dell’attenzione in funzione della situazione stessa, al fine di acquisire un vantaggio temporale sull’avversario.

Perciò è importante non tanto un tipo od un altro di attenzione, quanto la flessibilità dell’attenzione, ovvero la capacità di modularne la direzione, l’entità e l’intensità.

Nel caso dei giochi sportivi, ad es., gli atleti devono cambiare spesso la direzione dell’attenzione (rivolgendola in direzione della palla, dei compagni o degli avversari), adattare l’intensità dell’attenzione in base all’andamento delle fasi di gioco o ancora modulare le risorse attentive erogate, distribuendole “a tutto campo” o concentrandole su ristretti indici situazionali o sull’esecuzione di una determinata azione. Inoltre la flessibilità dell’attenzione può essere considerata come la capacità di spostare l’attenzione su particolari dimensioni degli stimoli.

Nel prossimo post andremo a vedere come tutto questo si inserisca all’interno dell’allenamento degli sportivi.

Roberto Merli

By roberto
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Benvenuti al via ufficiale del mio Blog sul Coaching Sportivo!!

Durante tutta la mia vita all’interno del mondo sportivo, una cosa mi ha sempre accompagnato (so che gli sportivi mi capiranno perfettamente!!), l’intensità delle emozioni che ho provato durante le competizioni era i m p a r e g g i a b i l e.
Non importa se da atleta o allenatore, il fatto è che le emozioni che si creano sul campo sono veramente di un’intensità impressionante, difficilmente avvicinabile.

La cosa che mi ha lasciato veramente sconcertato è che lavorando con atleti di varie discipline e questa volta in qualità di Coach, il livello delle emozioni provate era il medesimo se non addirittura MEGLIO!!

Wow! Che bella scoperta.

Tutto questo mi ha fatto abbandonare la mia professione precedente per dedicarmi a tempo pieno al Coaching ed in particolare a quello sportivo …. ovviamente!!

Superata la prima fase, nella quale ti godi al massimo questa inebriante sensazione, si è attivata quella parte di me che vuole condividere tutto quello che fa con tutte le altre persone che abbiano interessi comuni.

Ecco da dove nasce l’idea di attivare questo blog che avrà l’obiettivo di mettere a disposizione, di chi vorrà usufruirne, di tutte le varie attività, notizie, novità ed in particolare delle belle sensazioni che si generano nel lavoro con atleti impegnati al raggiungimento del massimo nelle proprie performance.

Ci ritroveremo, costantemente, a commentare coaching svolte dal sottoscritto e da diversi miei colleghi impegnati in lavori con atleti delle più disparate discipline sportive.

Vi aspetto!!!