Mental Training

Ciao a tutti,

mi è capitato spesso di dover rispondere ad una domanda ricorrente del tipo:

“Ma l’allenamento mentale è una qualità che si acquisisce e dura in eterno?”

Se analizziamo il termine stesso, ci rendiamo conto che i riferimenti principali sono due, il primo è ovviamente Mental che individua il fatto che tutte le procedure attivate in un lavoro di coaching attivano ed intervengon sui processi mentali della prestazione sportiva. Parliamo di procedure per una corretta attivazione, per una gestione produttiva del proprio stato d’animo, per una risposta veloce alle rischieste situazionali che il contesto richiede.

Ma poi dimentichiamo spesso il secondo termine “Training”, con il quale intendiamo il fatto che tale componente, quella mentale appunto, debba essere allenata esattamente come alleniamo i muscoli e i nostri apparati di produzione dell’energia.

Se risulta evidente che per saltare, correre, recuperare gli sforzi, eseguire al meglio un gesto tecnico, sia necessario eseguire importanti sedute di allenamento con innumerevoli ripetizioni, non è altrettanto chiaro che il medesimo meccanismo valga per la parte mentale della performance.

Nel mio lavoro di coaching mi sono spesso imbattuto in situazioni nelle quali gli atleti eseguono il lavoro assegnato, migliorano le proprie prestazioni e poi … nel momento in cui le cose cambiamo in meglio …. magicamente smettono di fare tutto quello che ha consentito tale miglioramento. :(

E’ come se improvvisamente si pensasse che a quel punto il processo è acquisito e non ha più bisogno di nulla.

Questo è un errore grossolano !!!

Si parla di Mental training proprio per identificare le due componenti che devono continuamente essere allenate.

Nel prossimo post parleremo di esempi applicativi del mental training.

A presto.

Roberto Merli.

febbraio 3, 2010   Posted in: Sport Coaching - Team  No Comments

Continuità di rendimento e sport coaching.

Ciao a tutti,

in questi primi giorni dell’anno riflettevo con alcuni colleghi su un aspetto molto importante che riguarda gli sportivi e non solo.

Molto spesso mi è capitato nel mio lavoro di sport coaching che mi venisse richiesto come obiettivo proprio il raggiungimento di una costanza nelle prestazioni!!

Secondo voi quale poteva essere la mia risposta a questo quesito?

Non posso aiutarti, mi dispiace!

Vi posso assicurare che non si tratta di mancanza di volontà, negligenza o qualche altra forma di impedimento, si tratta piuttosto di un rispetto del nostro essere.

A cosa faccio riferimento?

Il nostro organismo è regolato da un andamento ciclico, suddiviso in fasi, della maggior parte delle nostre funzioni (veglia/sonno, fame/sazietà, concentrazione/riposo, bioritmo ecc..). Se ci pensate questo andamento ciclico funziona anche nei programmi di allenamento fisico, dove ad un periodo di lavoro deve necessariamente seguire un periodo di riposo.

In questo periodo di riposo il nostro organismo svolge il lavoro fondamentale di ripristino delle scorte energetiche e consente agli sportivi di entrare progressivamente in forma.

Una delle cose più importanti che si deve comprendere è che le fasi Up e le fasi down continueranno ad esistere perché è naturale e fisiologico che esistano!!!

Quello che possiamo fare è innalzare i picchi di massima prestazione, in questo modo otterremo che il picco down della successiva fase di “riposo†sarà molto più alto di quanto fatto fin’ora.

Alla prossima.

gennaio 22, 2010   Posted in: Sport Coaching - Team  No Comments

Buon 2010

Ciao a tutti,

riapriamo questo 2010 con l’inizio delle attività e con l’inserimento di una novità. All’interno del blog troverete molte risorse audio da utilizzare per il vostro mental training. Per oggi ho scelto di farvi il mio migliore in bocca al lupo direttamente con la mia voce. Cliccate sul link sotto per ascoltare il messaggio.

audacity-3d clicca qui

gennaio 7, 2010   Posted in: Sport Coaching - Team  No Comments

Natale 2009

natale_0072Siamo prossimi alla fine di questo anno ed in occasione delle festività Natalizie, voglio proprio cogliere l’occasione per porgere un sentito ringraziamento.

Mi rivolgo a tutte le persone che hanno seguito il mio blog sullo sport coaching, tutti coloro che hanno collaborato con me alla realizzazione degli obiettivi che ci eravamo posti, tutte le persone che mi hanno sostenuto e affiancato, ai miei famigliari e a tutte le persone che in qualsiasi modo hanno iniziato a fare qualcosa per loro e per gli altri.

auguri3“Mi fa tanto piacere immaginarvi tutti uniti a far festa nello splendore delle luci Natalizie. Pensate anche agli insegnamenti di Colui del quale festeggiate la nascita. Quegli insegnamenti sono così semplici e tuttavia dopo duemila anni non prevalgono ancora tra gli uomini. Imparate a rallegrarvi per la felicità e le gioie delle persone intorno a voi, a non godere della triste lotta dell’uomo contro l’uomo. Se troverà posto nel vostro cuore questo sentimento naturale, ogni vostra difficoltà nella vita diventerà leggera o almeno sopportabile; troverete la vostra strada con pazienza e senza timore, diffondendo gioia ovunque.â€

A. Einstein

A presto ….

dicembre 21, 2009   Posted in: Link  No Comments

Nuovi programmi sullo sport coaching.

Buongiorno a tutti,

eccomi di nuovo a scrivere sul blog sportivo, dopo una pausa forzata in parte causata dall’organizzazione del Beautiful Day ed in parte da una fastidiosa influenza che mi ha costretto a letto inattivo.

La giornata del Beautiful è stata veramente grande, rivedere il mio amico Stefano Monticelli sul palco in quel modo mi ha fatto veramente felice. L’energia che mi ha trasmesso e la serenità hanno fatto veramente da padroni, lascandomi un senso di completezza indescrivibile.

E’ stata anche l’occasione per incontrare persone per me speciali in una cornice veramente unica. Vederle impegnate a lavorare su se stessi e a mettere a disposizione la propria energia mi ha fatto pensare a quanto sia bello questo lavoro e quanto ti consenta di arricchirti continuamente.

Come si dice …. per tutto il resto c’è mastercard :) :)

Prestissimo riprenderemo l’attività di scrittura di articoli densi di contenuti sullo sport coaching, dico riprenderemo perchè il 2010 vedrà parecchie novità proprio in questo settore.

Per ora non vi anticipo di più ma vi posso garantire che il team di Ekis vi riserverà proprio delle bellissime novità in questo campo.

A prestissimo.

dicembre 11, 2009   Posted in: Sport Coaching - Team  No Comments

BEAUTIFUL DAY !!!

Si sono aperte ufficialmente le iscrizioni per il giorno formativo più atteso dell’anno.

Sabato 5 Dicembre

a Bologna

Torna il
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Quest’anno, come ogni anno, sono previsti ospiti autorevoli e il tema che affronteremo è di straordinaria attualità:

Padroni della Nostra Vita!

Oggi più che mai siamo sottoposti a pesantissime manipolazioni e influenze esterne (mediatiche e non) che ci rendono persone reattive e quindi, per definizione, facilmente manovrabili.

Vogliamo parlare di come sia difficile oggi riuscire a vivere la vita che realmente si desidera e quanto invece accada di vivere “la vita che qualcun altro†vuole che noi viviamo.

Parliamo di Libertà!

Aspettatene delle belle.

Ecco il link da cui prenotare il tuo posto all’evento dell’anno.

http://www.beautifuldayekis.com/

Sarà un piacere averti con noi.

novembre 18, 2009   Posted in: Sport Coaching - Team  No Comments

La Motivazione quotidiana. Impara a gestire gli Obiettivi 5.

Una volta determinati gli obiettivi e individuati gli scopi, l’ultima fase determinante è mettersi all’AZIONE:

Ogni proposito rimane improduttivo finché non viene tradotto in azione.

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Serve a poco formulare un obiettivo senza abbinare una strategia pratica di realizzazione. L’azione esprime la vera capacità degli individui di trasformare in pratica il pensiero. L’abilità che abbiamo nel trovare mille motivazioni per rimandare ciò che dobbiamo fare dovremmo utilizzarla invece per pianificare quello che si deve fare.
Elevare gli standard, con obiettivi ambiziosi, è una bella cosa ma è necessario darsi da fare, pensare un po’ meno ed agire un di più.
Anche in questo caso è bene elencare, scrivendo, tutte le azioni che deve compiere per raggiungere l’obiettivo.

  • Come dovrei essere?
  • Cosa deve cambiare?
  • Per essere in quel modo cosa devo fare?

Otterrai una lista delle cose da fare nel tempo fino alla data di scadenza del tuo obiettivo.

Per mantenere sempre alta la motivazione quotidiana è consigliabile dividere gli obiettivi più grandi in sotto-obiettivi e concentrare l’attenzione sui singoli passaggi da compiere certi che, tutti insieme, porteranno all’obiettivo finale.
Vi esorto a provare e pianificare un obiettivo significativo.

Buon lavoro e a presto.

novembre 14, 2009   Posted in: Sport coaching - Roberto  No Comments

Beautiful Day

Ciao a tutti,

dopo aver scherzato un po’ sulle presunte indiscrezioni circa il Beautiful Day e aver, forse, abusato un po’ della vostra pazienza, finalmente posso dirti tutto ciò che c’è da sapere per partecipare all’evento.

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Da questo momento la pagina internet che presenta il Beautiful Day e da cui ti puoi iscrivere subito è ufficialmente on-line.

http://www.beautifuldayekis.com/

Vi suggerisco di andare subito a prenotare un posto perchè quelli a disposizione sono “solo 600″ e temo che si esauriranno in pochissimo tempo.

http://www.beautifuldayekis.com/

Ciao.

Roberto

PS. sentitevi liberi di inoltrare questo articolo a chiunque pensiate che possa apprezzare questa iniziativa.

novembre 10, 2009   Posted in: Link  No Comments

Ritorna il Beautiful DAY!!!!!

Vi chiederete: cos’è il Beautiful Day?

Si tratta di una giornata di formazione che ogni anno (da 5 anni a questa parte) Ekis ha deciso di mettere a disposizione di tutte le persone (clienti, ex clienti, parenti, amici, ecc) - a costo zero.

Un regalo natalizio che vogllio sottoporre a tutti voi; anche quelle persone che vorrebbero ma non possono permettersi di pagare un corso di formazione di Ekis.

Ma non è “solo un corsoâ€, è anche un’occasione per incontrarsi, per conoscersi, per condividere e per confrontarsi con molte altre persone (quest’anno l’evento conta di superare i 500 partecipanti) su temi di scottante attualità e/o sullo sviluppo personale.

Infine, è anche l’occasione per fare beneficenza. Si, perchè ogni anno Ekis sostiene una causa umanitaria importante, spesso rivolta a favore dei bimbi.
E qui entra in gioco un secondo regalo di Natale, quello che voi e gli altri partecipanti, farete a questi bimbi. L’ingresso al Beautiful Day infatti costa 25 euro che verranno devoluti in beneficenza.

Vi piace l’idea?

Nei prossimi giorni vi fornirò tutte le informazioni in merito all’evento, affinchè possiate decidere di parteciparvi , perchè no, anche di poter portare altre persone.

In anticipo un paio di informazioni:
La prima è il tema di quest’anno:

*****************************************
PADRONI DELLA NOSTRA VITA
*****************************************
Sconfiggere le influenze esterne e le manipolazioni a cui tutti siamo sottoposti quotidianamente, al fine di decidere e agire in funzione della vita che desideriamo davvero vivere.
Che ve ne pare? Interessante come argomento?

La seconda è la location:
Quest’anno non sarà più Milano!!!
Il Beautiful Day esordisce in Emilia Romagna e più precisamente a…
************
BOLOGNA!
************

A presto

novembre 6, 2009   Posted in: Link  No Comments

La Motivazione quotidiana. Impara a gestire gli Obiettivi 4.

Ciao a tutti,

riprendiamo l’argomento degli obiettivi affrontando la seconda fase del processo che serve a chiarire bene il perchè si vuole raggiungere un obiettivo, perchè è così importante raggiungerlo adesso e che persona/atleta/allenatore sarai una volta raggiunto.

Il passaggio in questione è lo Scopo.

Se l’Obiettivo rappresenta la direzione che si sceglie di seguire, lo scopo rappresenta la vera spinta; il motore.

L’energia, la motivazione per andare ogni giorno in palestra, per affrontare i sacrifici necessari viene dallo scopo.

Possiamo utilizzare come metafora la gestione di un conto corrente.

I perché rappresentano il denaro che noi abbiamo a disposizione, mentre le difficoltà che incontreremo lungo il percorso, rappresentano il prezzo da pagare. Maggiore sarà il numero e la qualità dei perché vogliamo raggiungere un obiettivo, più alto sarà il prezzo che riusciremo a pagare, le fatiche che riusciremo a sopportare, le rinuncie che saremo disposti ad affrontare.

Con poca disponibilità, probabilmente, alle prime difficoltà abbandoneremo.

Una volta stabilito l’obiettivo (la rotta) occorre fare chiarezza sul perchè vuoi raggiungerlo. Che cosa ti darà? Come ti sentirai dopo?

Immaginati ad obiettivo raggiunto, identifica le qualità che ha la persona (tu) che è in grado di raggiungere l’obiettivo ed osservati nei minimi dettagli. Rileva, con attenzione, quali sono le qualità che ti hanno consentito di compiere la tua impresa e cosa ti fa provare avere questa profonda consapevolezza.

E’ importante analizzare tutti gli effetti che avrà raggiungere questo obiettivo, anche quelli secondari non immediatamente visibili, farne un elenco e utilizzarlo ogni volta che possono presentarsi dei dubbi o delle incertezze.

Nel prossimo post parleremo di come passare all’azione per rendere, tutto quello che abbiamo visto fin’ora, estremamente pratico.

Alla prossima.

Roberto Merli

novembre 5, 2009   Posted in: Sport coaching - Roberto  No Comments

Appuntamento da Vivere !!!

Ciao a tutti,

il Natale si avvicina ed insieme a lui si avvicina un appuntamento veramente speciale,  il BEAUTIFUL DAY.

Sono fiero ed orgoglioso di comunicare a tutti voi che l’iniziativa continua a
riscuotere sempre più consensi e apprezzamento.

Nel giro di pochi giorni vi fornirò tutte le informazioni in
merito all’evento (GRATUITO), quindi pubblicherò nuovi post con tutti i

dettagli che vi serviranno per aderire anche quest’anno all’iniziativa.

Curiosi???

Qualche piccola anticipazione …

L’argomento di quest’anno è…
…… ve lo dirò al prossimo post!!!!

A prestissimo, rimanete in linea!!

Roberto

novembre 2, 2009   Posted in: Link  No Comments

L’allenamento mentale negli sport di contatto. /2

Proseguiamo con la seconda parte dell’articolo.

Tutto questo era solo per chiarire la situazione che si vive nelle maggior parte delle società italiane che pensano che la preparazione mentale serva solo a risolvere problemi e non ad aumentare le  possibilità del gruppo e del singolo o che non sia di utilità pratica e giornaliera.

La grande novità della PNL è proprio questa l’immediato riscontro giornaliero pratico nel migliorare lo stato d’animo e le prestazioni di chi ne fa uso.
Se non si crede di vincere , non è importante quanto impegno si metta, i risultati saranno scarsi, mentre se si ha fiducia nei propri mezzi e in quelli della propria squadra e nella capacità di ottenere un risultato positivo abbiamo già fatto buona parte del cammino per raggiungerlo.

haka

Immaginate  un rugbista di 2 metri per 130 kg  che si trovi come unico ostacolo fra sé e la meta un bambino di 5 anni, sicuramente sarà in grado di segnare la metà perché è più forte fisicamente ma soprattutto perché è convinto di superare l’ostacolo  e l’idea di riuscire sarà l’unica nella sua mente.
Certamente l’esempio è volutamente provocatorio ma quante volte ci mettiamo dei limiti che non ci sono e magari di fronte ad una difficoltà , ancora prima di scendere in campo,  sembriamo noi il bambino di 5 anni sovrastato da tutte le possibili difficoltà che ci auto-creiamo ,anche se siamo preparati fisicamente e tatticamente, come se mentre guidiamo in galleria pensassimo al peso della montagna sopra di noi e non alla fine del tunnel pochi metri e pochi secondi davanti a noi e facilmente raggiungibile.

Molto spesso anche grandi campioni non credono fino in fondo nei propri mezzi e si fanno sconfiggere da avversari meno preparati ma in “stato di grazia†che riescono a usare al 100% tutte le proprie risorse anche se minori in partenza.
Con la PNL un atleta riesce a prendere coscienza delle proprie capacità e possibilità e ad essere il meglio di sé.
Un altro elemento fondamentale negli sport di contatto e combattimento è  saper percepire ,giudicare e decidere cosa fare in rapporto alla situazione degli avversari e dei compagni. Il giocatore scannerizza la situazione e decide cosa in rapporto a quello che lui decide essere il punto più vantaggioso per lui in quel momento.

Come possiamo allenare soprattutto in uno sport di contatto tutte queste situazioni?

Quante sono le situazioni differenti che si possono presentare in una partita?
La risposta migliore è allenandole in campo  o giocandole tutte in modo da saperle riconoscerle e fornire al nostro cervello uno schedario in cui andare a ricercare in gara la risposta giusta da dare a quella situazione.
Tutto questo non sempre è possibile in quanto molto spesso non ci sono giocatori sufficienti per allenare sempre tutte le situazioni o gli avversari ci propongono situazioni che noi non  possiamo prevedere o gli infortuni in uno sport di contatto sono molti e allenare sempre tutte le situazioni tattiche alzerebbe notevolmente la percentuale giocatori indisponibili in squadra.
Dunque?  che fare?

Alla prossima ….

Antonello

www.antolivrieri.com

ottobre 29, 2009   Posted in: Sport Coaching - Team  No Comments

LA MUSICA …. CHE GENERATORE DI EMOZIONI!!

Quando oggi ho pensato di scrivere sul blog le emozioni che ho provato in mattinata, mi sono chiesto … Ma cosa c’entra con lo sport coaching??

Infatti non c’entra nulla, ma volevo condividere con voi alcune riflessioni.

In mattinata ho accompagnato Greta (mia figlia) al teatro Regio di Parma, per cantare nel coro di un progetto che si chiama “Imparo l’Opera” e che si prefigge l’obiettivo di avvicinare i bambini all’opera lirica in modo divertente.

Voglio fare i miei complimenti agli organizzatori per l’abilità nel rendere semplice e divertente un’opera come Nabucco di Giuseppe Verdi.

Due sono le cose che mi hanno colpito particolarmente:

Spettacolare!!! vedere così tanti bambini assorti ad ascoltare attentamente un’opera lirica.

Doppiamente spettacolare!! gli applausi che sono partiti spontanei in almeno tre momenti ed in corrispondenza di forti emozioni generate dalla melodia del canto !!!

Alla fine ero più entusiasta io dei bambini.. WOW!!!

Complimenti ancora a chi dedica energie e tempo a progetti di questo tipo.

ottobre 27, 2009   Posted in: Testimonianze  2 Comments

La Motivazione quotidiana. Impara a gestire gli Obiettivi 3.

Come possiamo stabilire obiettivi che siano motivanti?

Lasciamo la scelta al caso, al volere comune, al sentito dire o piuttosto li determiniamo sulla base di fattori realmente importanti per noi?

Vi voglio parlare di un metodo appreso nel percorso di formazione come Coach presso la Scuola per Coach di Ekis srl di Reggio Emilia oggi “Master on Coachingâ€.

Il metodo non a caso si chiama O.S.A. proprio per richiamare il concetto che occorre osare nella determinazione di obiettivi, occorre essere esigenti con se stessi per ottenere risultati.
O.S.A. è anche un acrostico, ossia una parola composta dalle iniziali di altre parole. In questo caso osa sta per: Obiettivo, Scopo e Azione.

E’ un metodo semplice ma al tempo stesso molto pratico ed efficace per tradurre i propri desideri in risultati concreti ed oggi vedremo proprio il primo punto la definizione dell’obiettivo.
O.S.A. significa:

  • cosa vuoi
  • perchè lo vuoi
  • come fare ad ottenerlo.

L’Obiettivo rappresenta ciò che vogliamo, il risultato che vogliamo perseguire. Rappresenta la rotta guida, la stella polare che ci aiuterà ad orientarci anche nei momenti bui, delle difficoltà e delle incertezze.

E’ già difficile arrivare ad ottenere ciò che si vuole quando si conosce la meta, figuriamoci quando non la si conosce.

Se vogliamo che la mente diventi un acceleratore di risultati piuttosto che un freno dobbiamo abituarci a lavorare per obiettivi. Conoscere ciò che vogliamo è indispensabile eppure, molto spesso è più facile concentrarsi su ciò che non vogliamo. Non vogliamo sbagliare la battuta, deconcentrarci, farci male, soffrire.

Sappiamo con precisione ciò che non vogliamo ma non ciò che vogliamo.

Affinché l’obiettivo sia realmente motivante deve rispettare alcune condizioni:

  • Deve essere FATTIBILE e MOTIVANTE.
    E’ inutile porsi obiettivi che oggettivamente non sono realizzabili perché inconsciamente mi rendo conto di non poterli raggiungere. Allo stesso tempo però dovrà rappresentare una meta ambiziosa per essere motivante e rappresentare un reale benessere raggiunto.
  • Deve essere espresso con TERMINI POSITIVI.
    Scrivere voglio smettere di sbagliare la battuta o voglio smettere di avere paura non va bene; è ciò che non vuoi. Scrivi ciò che vuoi e non ciò che non vuoi.
  • Deve essere CONCRETO E MISURABILE.
    Per la mente un obiettivo come: “voglio saltare di più†non significa nulla. Non è specifico, la mente non riesce a creare una immagine concreta. Scrivi “voglio saltare 4 cm in più.â€
  • Deve avere UNA SCADENZA.
    Definisci precisamente entro quando vorrai raggiungerli.

Per tutti punti precedenti occorre anche avere una certa esperienza dell’argomento oggetto dell’obiettivo, altrimenti si rischia di utilizzare parametri fuori dalla realtà. Nel caso si tratti di una nuova esperienza, sarà molto utile farsi consigliare da persone più esperte (allenatore, preparatore atletico, medico ecc..).

  • Esiste un ultimo punto veramente importante per far si che un obiettivo sia formulato correttamente, DEVE DIPENDERE DA TE.
    Prendiamo un impegno nei confronti di un qualcosa che dipenda direttamente dal tuo impegno e non da quello degli altri, per evitare di legare il mancato raggiungingimento della meta ad altre persone delle quali ovviamente non hai il controllo.

Nel prossimo post andremo ad analizzare la seconda lettera del nostro sistema: S

A presto

ottobre 26, 2009   Posted in: Sport coaching - Roberto  No Comments

L’allenamento mentale negli sport di contatto.

Salve a tutti ,

sono Antonello Livrieri e sono un mental coach che dal 2007 si occupa di preparazione mentale di sportivi e in particolar modo di rugbysti.
Vi accompagnerò, durante questi mesi insieme a Roberto e agli altri ragazzi del team con una serie di articoli che andranno ad analizzare aspetti diversi del coaching sportivo.
L’argomento del mio articolo di oggi sono i segreti e l’ importanza dell’allenamento mentale negli sport di contatto.

Benché la capacità della mente di influenzare le nostre prestazioni fisiche sia ormai universalmente riconosciuta,molto spesso la maggior parte degli atleti e degli allenatori anche di alto e altissimo livello continua a concentrarsi esclusivamente sull’aspetto puramente fisico dell’allenamento tralasciando completamente quello mentale.

In alcune situazioni l’importanza dell’allenamento mentale viene riconosciuta ma spesso non si hanno le giuste capacità per sapere come e dove intervenire per allenarlo e allora si lascia libera ispirazione al giocatore o ci si affida alle capacità oratorie del capitano nello spogliatoio pre-partita.

Molto spesso quando ci si trova ad affrontare il discorso della preparazione mentale negli sport di squadra e, a maggior ragione, negli sport di contatto-combattimento la situazione che si presenta può essere almeno duplice:

· Caso a: Io non sono malato!
Mi sono sentito rispondere più volte da sportivi professionisti quando chiedevo loro se facessero allenamento mentale in questo modo : “Io non sono malato!†come se fosse necessario avere dei problemi per poter potenziare le proprie capacità.

Penso che nessuno di questi atleti, se fossero stati avvicinati da un preparatore atletico che avesse chiesto loro se facessero preparazione fisica, avrebbe risposto “Io non sono malato!†come se la preparazione fisica fosse riservata solo agli infortunati ,che devono recuperare una condizione normale, e non a chi vuole allenare il proprio fisico per essere più pronto in gara!

· Caso b: Ci penso io!
Un’altra risposta tipica in cui ci si può abbattere parlando con allenatori o direttori di società sportive proponendo la possibilità di una collaborazione per l’allenamento mentale è : “Ci penso io!†adducendo come esperto nel campo un giocatore d’esperienza, un ‘allenatore o un membro della dirigenza che all’occorrenza avrebbero saputo risolvere i problemi eventuali in base alla loro esperienza personale o al loro vissuto da giocatore.

Per tornare all’esempio del caso precedente è come se per prepararsi alle Olimpiadi del 2012 una squadra facesse la stessa preparazione fisica fatta per le Olimpiadi del 1992 uguale per tutti senza tenere conto delle varie diversità all’interno di un gruppo.

Fino a una decina di anni fa nelle squadre anche di buon livello si poteva trovare l’allenatore tutto fare che si occupava anche della parte fisica mentre oggi nessun allenatore penserebbe di programmare una stagione senza includere la figura di un preparatore atletico preparato.

Nel prossimo articolo entreremo ancora di più nel dettaglio ed inizieremo a vedere il tipo di approccio utilizzato nello specifico.

A presto.

Antonello - www.antolivrieri.com

ottobre 21, 2009   Posted in: Sport Coaching - Team  One Comment

La Motivazione quotidiana. Impara a gestire gli Obiettivi 2.

Affrontiamo, in questo post, un concetto per me molto importante che trovo estremamente collegato alla determinazione di obiettivi funzionali: la qualità di allenamento.
Quante volte, come giocatori, vi sarete sentiti chiedere di aumentare la qualità del lavoro in allenamento e quante volte, come allenatori, avete fatto questa richiesta?

Ma cosa significa qualità in allenamento?    Come si ottiene?

Prendiamo un esercizio base, che si utilizza sempre dalle prime categorie giovanili alla massima serie. Nella pallavolo potrebbe essere: Attacco e difesa a coppie.

Immaginiamo due situazioni; la prima in cui due atleti che svolgono l’esercizio solo per puro riscaldamento e che soprattutto considerano la cosa non particolarmente utile.

Bene, i due atleti eseguiranno una semplice coreografia ordinata dall’allenatore; il risultato sarà che i colpi eseguiti, sia in attacco che in difesa, saranno poco efficaci e soprattutto non avranno un significato preciso. La velocità, forza e intensità dell’esercizio saranno sicuramente basse.

Qual è la valenza di un esercizio fatto in questo modo?   Ve lo posso anticipare io = 0

Nella seconda situazione prendiamo lo stesso esercizio ma eseguito da due atleti che hanno molti punti importanti per loro su cui lavorare.

L’impegno sarà massimo cercando di recuperare ogni pallone, anche quelli impossibili, il lavoro sul colpo di attacco sarà preciso per ricercare la forza e la precisione, il lavoro di difesa sarà molto reattivo e cercherà di curare gli angoli necessari per posizionarsi correttamente sotto alla palla ecc…

Qual è la valenza di un esercizio fatto in questo modo? 10!!!

Non abbiamo parlato di un esercizio particolarmente complesso, ma la valenza dello stesso viene determinata dalla partecipazione, dal coinvolgimento degli interpreti. La qualità dell’allenamento risulta fortemente influenzata dall’impegno degli atleti, dalla motivazione che hanno nel fare una cosa. Non esiste un esercizio ideale, ma in ogni esercizio possono esistere degli aspetti che motivano le persone, i famosi obiettivi.

Nel prossimo post vedremo il metodo utilizzato per pianificare obiettivi che siano motivanti.

A presto

ottobre 17, 2009   Posted in: Sport coaching - Roberto  No Comments

La Motivazione quotidiana. Impara a gestire gli Obiettivi.

obiettivo-thumb82291081Eccomi al consueto appuntamento con la parte mentale della prestazione sportiva.

Come vi avevo accennato, in chiusura del precedente articolo, oggi parleremo di un aspetto della prestazione che raramente viene affrontato con metodo a differenza dell’ambito aziendale dove il “goal setting†rappresenta uno strumento indispensabile di lavoro.

Sarà scontato e facile comprendere come la “passioneâ€, il piacere che deriva dalla pratica di un’attività, possano rappresentare il motore principale allo svolgimento di qualsiasi compito.
Ma proviamo a chiederci dove troviamo la forza, la costanza d’applicazione nel fare una cosa ripetitiva nel tempo che include alti e bassi nelle prestazioni e nei risultati?

Avrete sicuramente sentito parlare di motivazione e soprattutto ne avrete notato l’uso smodato del termine, nei discorsi delle persone, sulla stampa e in tutte quelle occasioni in cui si parla di un processo finalizzato al raggiungimento di una performance, in ambito sportivo e no.

Bene, riflettete un attimo e provate a pensare: cosa rappresenta per voi la motivazione ?
Nella mia esperienza ogni volta che ho posto questa domanda, mi sono trovato di fronte a voli pindarici che ricercavano definizioni complesse, piene di paroloni ma prive di un significato chiaro e preciso.
Provate ad analizzare la parola stessa MOTIVAZIONE.
Se la osservate attentamente e la dividete a metà, otterrete due parole MOTIV e AZIONE.
Dal mio punto di vista, estremamente pratico, la motivazione rappresenta una situazione in cui ho un buon motivo per fare una cosa (azione) !!
Il tutto può sembrare banale e scontato, ma vi posso garantire che in moltissimi casi non è così.

Siamo proprio certi che tutto quello che facciamo ha, per noi, un buon motivo per essere fatto?
Siamo certi che tutto quello in cui investiamo energie sia realmente importante per noi piuttosto che per altri?
Quando riusciamo ad ottenere risultati duraturi?

Certamente nel momento in cui lo desideriamo con tutto noi stessi, per quello che rappresenta e per tutto ciò che ne ricaviamo.
Immaginate a quando si desidera fortemente una cosa; la mente si concentra incessantemente su di essa e a come riuscire ad ottenerla, a cosa fare per raggiungere quell’obiettivo.
Pensiamo all’innamoramento. In questo caso le due persone sono disponibili a fare qualsiasi cosa per riuscire a scambiare anche solo alcuni istanti insieme, a sentire la voce del compagno/a.

Il motivo in questione è sicuramente molto forte e il “premio†in palio, giustifica ampiamente il “prezzo†da pagare.
Prendiamo ora in considerazione la maggior parte delle situazioni che si presentano nella nostra vita e soprattutto come ci si comporta normalmente.
Come mai la maggior parte delle persone gioca la propria vita sempre in difesa?
Perchè spesso partiamo già con l’idea di non voler ambire ad un risultato importante?
Perchè non ci spingiamo in avanti cercando di ottenere il massimo da noi stessi?

Spesso ci accontentiamo di non perdere. Ma non perdere non significa vincere.

Possiamo accettare che esistano situazioni nelle quali “limitare i danni†può bastare ma si tratta di episodi.
Il nostro successo personale si può creare solo OSANDO a voler vincere le sfide che la vita ci presenta.
Si tratta di una partita che non si sviluppa secondo i classici punteggi e che come tutte le partite va preparata a dovere.

Nel prossimo post andremo a vedere come ho lavorato proprio su questo argomento con atleti professionisti di svariate discipline.

A prestissimo !!!

ottobre 9, 2009   Posted in: Sport coaching - Roberto  No Comments

Campionesse d’Europa !!!!!!!

Grandissime le nostre Azzurre che confermano la loro determinazione nel raggiungere gli obiettivi.

Un omaggio a queste fantastiche ragazze !!!



Grandiiiii, continuate a dare l’esempio.

ottobre 5, 2009   Posted in: Link  One Comment

Diamo una collocazione allo Sport Coaching / 5

Dopo aver chiarito alcuni dubbi relativi all’attività di mental training, andiamo ad analizzare come si organizza l’attività di Coaching.
L’intervento del Coach nel mondo dello sport abbraccia diverse aree e si sviluppa in base a due modalità esecutive:

Il Personal Coaching consiste in un lavoro “one to one” svolto tra il Coach ed il singolo, attraverso una serie di incontri individuali della durata variabile a seconda delle esigenze.
Il ruolo del Personal Coach è di aiutare il soggetto ad utilizzare tutte le proprie risorse per superare le difficoltà e raggiungere gli obiettivi prefissati.
Le aree d’intervento del lavoro di Personal Coaching nello sport spaziano dai temi più pragmatici e tecnici come le tecniche di comunicazione persuasiva e la definizione e programmazione degli obiettivi, a quelli più personali come ad esempio la gestione efficace degli stati d’animo.
Questa metodologia d’intervento è particolarmente indicata per coloro che hanno esigenze specifiche da soddisfare e che desiderano essere affiancati e sostenuti personalmente nel loro processo di crescita personale e nel raggiungimento di obiettivi ambiziosi.
Il lavoro di Personal Coaching assume una connotazione differente nel momento in cui l’interlocutore diventa l’allenatore o i componenti dello staff dirigenziale.
In questo caso l’attenzione si sposta maggiormente alla gestione delle dinamiche di gruppo, alle tecniche di comunicazione efficace e persuasiva ecc..

Nel Team Coaching il Coach lavora direttamente con la squadra, attraverso incontri chevolleyball_001 possono durare da 10 minuti ad un’intera giornata (in accordo con l’allenatore) a seconda del tipo di intervento e della situazione. In questa attività di Coaching è fondamentale il rapporto di collaborazione tra l’allenatore e il Coach che, insieme, dovranno decidere i temi e le modalità degli interventi.

Il Coach quindi diviene uno dei collaboratori di cui un allenatore può avvalersi, esattamente come un preparatore atletico, un massaggiatore, o un allenatore in seconda.

La sua competenza servirà a predisporre la squadra all’atteggiamento mentale più idoneo a garantire la massima espressione delle sue potenzialità.

I temi che solitamente vengono trattati sono:
•    il teamwork e la creazione di un team affiatato,
•    gli obiettivi,
•    la motivazione,
•    l’atteggiamento mentale,
•    la gestione della vittoria e della sconfitta,
•    strategie di comunicazione e leadership,
•    sviluppo di peak performance.

Nel prossimo articolo parleremo proprio di come la programmazione per obiettivi aiuti moltissimo gli atleti a trovare la motivazione corretta per affrontare pesanti programmi di allenamento.
Parleremo di come li agevoli a trovare la motivazione “quotidiana†e di un concetto a me molto caro “la qualità dell’allenamentoâ€.
A presto.

ottobre 4, 2009   Posted in: Sport coaching - Roberto  No Comments

Una seconda possibilità grazie allo Sport Coaching

Ciao a tutti,

sono Giò Pasello e faccio parte da poco del team di Roberto per portare la mia esperienza in campo sportivo e nello specifico il tiro a volo.

Mi sono avvicinata al mondo del Coaching perché sentivo la necessità di migliorare il modo d’essere.

Con molto scetticismo ho intrapreso il percorso del Master in Coaching dove ho vissuto esperienze straordinarie acquisendo la consapevolezza di quanto sia importante la figura del Mental Coach nella vita di uno sportivo.

Se avessi avuto la fortuna di averne uno nel 1993 anno di inizio della mia carriera agonistica, sono certa che non sarei mai scesa dal podio e avrei fatto sicuramente medaglia all’Olimpiade.

In questo periodo ho avuto la fortuna di fare delle Coaching sul campo con Roberto Merli e i risultati ottenuti sono  STRAORDINARI.

Mi ha dato degli strumenti per ottimizzare gli allenamenti sul campo in funzione delle gare.
Prima sparavo, sparavo, mi stancavo e con fatica arrivavano i risultati, ora  solo allenamento in pedana ben mirato e i risultati sono vicini al massimo.

La cosa positiva è che il lavoro del Coach è importante anche nella sfera privata, perché anche se non sembra i risultati vengono quando c’è serenità interiore e consapevolezza di avere fatto tutto ciò che serviva per arrivare all’eccellenza.

Prossimamente  vi parlerò di un lavoro fatto sulla mia time line.

Un abbraccio Gio’

ottobre 1, 2009   Posted in: Sport Coaching - Team  No Comments

Sara Gatti - Applicazione dello Sport Coaching alla pallavolo.

Ciao a tutti,
come promesso ecco come ho utilizzato il Coaching per allenare la mente a produrre risposte in tempo breve e per anticipare, il più possibile, le situazioni di gioco che stanno per presentarsi nella pallavolo.

Con un’atleta di serie B1, che gioca nel ruolo di Centrale, abbiamo lavorato sulla capacità di selezionare le informazioni per essere più rapida e poter il più possibile anticipare gli spostamenti a muro sulla rete.
Prima di descrivere il lavoro che abbiamo fatto, occorre precisare che questa atleta ha una grande padronanza del gesto tecnico e quindi le limitazioni allo spostamento non erano imputabili ad una cattiva esecuzione del gesto ma ad una lentezza nella lettura delle informazioni che provenivano dal campo avversario.
L’obiettivo dell’atleta, sul quale voleva lavorare, era quello di arrivare più velocemente possibile a murare l’attacco avversario partendo da una posizione centrale di lettura.
Il lavoro che abbiamo fatto nella prima Coaching è stato quello di descrivere tutto quello che l’atleta poteva osservare nel campo avversario da quando la palla (battuta dalla compagna) raggiungeva il campo avversario fino a quando veniva attaccata da una delle avversarie. Facendo descrivere all’atleta ogni particolare di quello che succede, il Coach si rende conto e rende consapevole l’atleta, dei dettagli su cui si focalizza maggiormente e su quelli che tralascia. Questo è il primo passo per stilare una lista di quello che succede, per poi cercare di capire, tra tutte le cose che succedono, quali sono importanti per il nostro obiettivo. Nella seconda Coaching abbiamo lavorato sul selezionare le informazioni più utili e sul descrivere le diverse sottosituazioni. Per esempio tra le informazioni utili abbiamo selezionato il movimento del palleggiatore, la traiettoria del pallone, le rincorse degli attaccanti, ecc e di queste situazioni abbiamo descritto le diverse modalità in cui queste situazioni possono svilupparsi. In questo modo l’atleta riconosce dei set di azioni che possono accadere e comincia a visualizzare uno zoom sempre più dettagliato di ogni gesto che ha precedentemente selezionato. In questa fase l’allenamento mentale è stato quello di rivivere tutte le forme in cui le informazioni selezionate si possono manifestare.
Nella terza Coaching ho chiesto all’atleta di creare una sequenza di informazioni importanti da osservare per valutare più velocemente la situazione e capire dove la palla verrà giocata. In questa fase l’atleta crea una procedura per passare da un focus ampio ad un focus sempre più ristretto per estrapolare le informazioni utili sempre nello stesso modo e sempre nella stessa sequenza. Per consolidare questa routine occorre visualizzare mentalmente tutte le situazioni che si possono presentare e processarle mentalmente sempre seguendo la stessa routine. L’allenamento mentale poi può essere trasformato in allenamento reale ogni volta che, durante l’allenamento in palestra, si presenta l’occasione per mettere in pratica la routine di lettura.

Quello che, in sintesi abbiamo ottenuto con questo lavoro, è stato di prendere coscienza e renderci conto di quali fossero le informazioni chiave per la lettura e diventare abili e veloci ad estrapolare queste informazioni in mezzo ad altre meno rilevanti. L’allenamento mentale anticipa e ripropone molte volte le situazioni che si possono verificare per preparare il corpo a rispondere in maniera appropriata, in quanto riconosce già la situazione e reagisce più velocemente, anche anticipano le azioni che si verificheranno.
L’esito finale è stato quello di migliorare sensibilmente il tempo di reazione, ridurre al minimo gli errori di lettura e aumentare conseguentemente il numero di muri per gara.

Sara Gatti
Sport Coaching 2008

settembre 30, 2009   Posted in: Sport Coaching - Team  No Comments

Diamo una collocazione allo Sport Coaching / 4

Eccomi !!!
Scusate per aver rallentato nella pubblicazione dei pezzi promessi, ma l’impegno come Staff all’UPW di Roma ha reso complicato lavorare ai miei pezzi.

Proseguiamo come dicevamo affrontando alcune domande frequenti che mi vengono rivolte in materia di Sport Coaching.

Cosa è concretamente l’allenamento mentale?
Allenamento mentale significa abituare la mente a lavorare a nostro servizio permettendoci di raggiungere i nostri obiettivi e, allo stesso tempo, vivendo nel benessere.
Concretamente consiste in una serie di strategie (visualizzazione, anticipazione mentale, strutturare un sistema di convinzioni potenzianti, rinforzare l’autostima, aumentare la concentrazione e l’attenzione, comunicare in modo efficace con se stessi, ecc.) che ci rendono più forti e ci danno una spinta motivazionale enorme!

Serve solo agli sportivi?
Lo sport è un’ottima metafora della vita e del lavoro: ognuno di noi è impegnato in qualcosa e, nel raggiungimento di un obiettivo, incontra degli ostacoli sul cammino; così come nello sport ti si presentano degli ostacoli (avversari, ambiente, te stesso…).
Tutte queste strategie approdano nello sport dopo essere state applicate nel business e nello sviluppo personale, quindi sono applicabili a qualsiasi area della vita di ogni individuo.

Cosa significa gestire le emozioni e gli stati d’animo?

La qualità dei risultati che ognuno di noi ottiene dipende dalla qualità delle nostre azioni e dei nostri comportamenti. A loro volta questi dipendono proprio dai nostri stati d’animo. Sappiamo che ci sono emozioni potenzianti per ogni momento della nostra vita e la nostra mente può aiutarci ad essere nello stato d’animo giusto, nel momento giusto, per fare la cosa giusta! Ad esempio un pallavolista (o un qualsiasi altro atleta in ogni altro sport) quando si appresta a battere, può essere in preda a tensione, ansia, paura di sbagliare… sicuramente queste emozioni non lo aiuteranno ad eseguire un buon servizio, anzi… Saper gestire gli stati d’animo significa avere dei mezzi per accedere a degli stati d’animo produttivi (come la sicurezza, la motivazione, la tranquillità, ecc.) ogni volta che ne abbiamo bisogno.

Come può la mente migliorare le prestazioni fisico-atletiche?
E’ appurato già da tempo che la mente abbia influenza diretta sul nostro corpo (sul sistema immunitario ed endocrino in primis). Ad esempio il doping non è altro che l’assunzione di sostanze chimiche che permettono di aumentare forza, velocità e potenza e di accelerare il processo di recupero. Bene, la mente, se opportunamente allenata, può fungere da “doping naturaleâ€. Nella mia attività di Coaching ho riscontrato tutto ciò tantissime volte, come ho altresì notato quanto le convinzioni limitanti o addirittura un atteggiamento negativo possano rallentare drasticamente i processi di recupero (ad esempio in caso di infortunio).

Perché tutto ciò crea un maggior benessere?

L’essere umano è un’entità composta da corpo, pensieri ed emozioni. Una crescita equilibrata di queste 3 aree porta ad uno stato di pienezza, consapevolezza e forza che mi sento di poter tranquillamente definire BENESSERE.

Nel prossimo post parleremo delle principali aree di intervento proprio dello Sport Coaching.

A presto!!!

settembre 28, 2009   Posted in: Sport coaching - Roberto  One Comment

Sara Gatti: Da atleta a Sport Coach. Come mi sono avvicinata all’allenamento mentale.

Sara è una Sport Coach che ho avuto il privilegio di conoscere all’interno del percorso di formazione Scuola per Coach, l’attuale Master in Coaching, e che nel tempo mi ha dimostrato la sua competenza e valore all’interno di questa attività.

E’ con vero piacere che condivido con lei e con altri colleghi, che imparerete a conoscere nei prossimi giorni, questo spazio riservato all’attività sportiva ed in particolare alla parte mentale della prestazione sportiva.

Roberto Merli

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Nel 1999 ho sostenuto un esame di Psicologia della Comunicazione presso l’università di Reggio Emilia. Per l’appello orale era richiesta l’elaborazione di una tesina e l’argomento che scelsi allora, era legato alla comunicazione nella pallavolo ed in particolare citai una ricerca del 1998, di Giuliano Fontani dell’Università di Pisa, riguardante l’allenamento mentale degli atleti e l’attenzione.

Di seguito un estratto della tesina:
“Ogni giocatore durante l’azione di gioco e durante la partita accumula una quantità incredibile di informazioni che deve saper selezionare, utilizzare e cancellare quando non servono più. Per questo un giocatore va allenato non solo tecnicamente ma anche mentalmente a prestare attenzione a tutte le situazioni che si presentano.
L’attenzione può essere definita come l’insieme dei meccanismi e operazioni mentali utilizzati per pianificare e controllare sia nell’esecuzione che nei risultati, in processi in atto, in funzione degli scopi e delle condizioni in cui si opera. L’attenzione va però distinta dal livello di vigilanza, il tono di fondo del nostro cervello presenta livelli diversi di eccitabilità che variano continuamente dal sonno profondo alla veglia influenzando la nostra capacità di interagire con l’ambiente, questo è il livello di vigilanza che viene anche chiamato attivazione o arousal. L’attenzione, che dipende dal livello di vigilanza, può anche essere definita come la capacità di selezionare stimoli esterni o interni e di seguirli per un tempo necessario. (Giuliano Fontani).
L’attenzione può cambiare repentinamente e indirizzarsi verso lo stimolo che al momento è di maggior interesse. Questa è una caratteristica molto importante per gli atleti che devono passare da una azione all’altra molto velocemente.
Secondo uno studio di Giuliano Fontani presso l’università di Siena del 1998 sulle capacità attentive nella pallavolo, un giocatore deve passare da un’attenzione ad ampio raggio (diffusa) che gli permette di osservare i compagni di squadra e gli avversari, ad una attenzione selettiva, quando gli servono solo alcune informazioni specifiche per entrare in azione. Poi in un brevissimo lasso di tempo elabora le informazioni (processo di informazione o reazione d’attesa) e produce una risposta. Si è calcolato che i meccanismi attentivi hanno una durata, per passare da un ampio focus ed uno ristretto occorrono circa 150/200 millisecondi.
Selezionando gli stimoli, si può passare da un’attenzione diffusa ad una attenzione selettiva e ad una ulteriore selezione volta ad isolare un numero minimo di stimoli, anche uno solo, questo porta alla concentrazione che si può definire come una estrema selezione di stimoli verso i quali i sensi e la motivazione dell’individuo sono rivolti.
Un processo molto importante, soprattutto negli sport di situazione come la pallavolo, è quello di elaborazione dell’informazione che porta alla scelta della risposta ottimale. I tempi di reazione giocano un ruolo fondamentale e pregiudicano il risultato, quindi l’atleta è spesso costretto ad anticipare la risposta. L’anticipazione si basa su elementi predittivi che l’atleta impara con l’esperienza a riconoscere grazie all’attenzione.
Il pallavolista sviluppa quindi delle particolari capacità attentive proprie del suo sport che riguardano diversi aspetti. La capacità di attenzione interna è la capacità del soggetto di percepire le informazioni che provengono dai ricettori del proprio corpo, controllando i muscoli, gli arti, la frequenza cardiaca e respiratoria. La capacità di attenzione diffusa, cioè la possibilità di selezionare un vasto numero di stimoli rilevanti. La capacità di selezione esterna che permette di sviluppare l’attenzione selettiva, di ridurre il numero di stimoli utili ad elaborare una risposta.
Inoltre da un test dell’elettroencefalogramma di Giuliano Fontani dell’università di Pisa, si è dimostrato che l’attenzione si può allenare.
L’esperimento è stato fatto in laboratorio e soggetti dell’esperimento erano quattro categorie di individui: pallavolisti, cestisti, nuotatori, sedentari.
Le registrazioni del test erano divise in periodi relativi a: attenzione diffusa, selettiva, processo dell’informazione e risposta, e hanno rivelato notevoli differenze nei soggetti studiati. Nel pallavolista la variabilità (variazione di frequenza dell’EEG nel passaggio da una fase attentava all’altra) è particolarmente accentuata, raggiunge valori superiori al 25% tra attenzione diffusa e selettiva e al 30% nella fase di processo dell’informazione. I cestisti presentano valori nettamente inferiori (15%) e sedentari e nuotatori non raggiungono  il 5%. Anche nelle prove target il tempo di reazione tra pallavolisti e sedentari è molto diverso 1,042 msec dei pallavolisti contro 1,156 msec dei sedentari.
Se un pallavolista allenato dalle situazioni che gli presentano sviluppa questa capacità, allora è anche possibile con l’allenamento specifico di certe sequenze e situazioni possa migliorare ulteriormente la capacità e la velocità di elaborazione e risposta agli stimoli.â€

Partendo da queste osservazioni, vedremo insieme nel prossimo articolo come ho utilizzato il Coaching per allenare la mente a produrre risposte in tempo breve e per anticipare, il più possibile, le situazioni di gioco che stanno per presentarsi.

Alla prossima !!!

Sara Gatti

settembre 21, 2009   Posted in: Sport Coaching - Team  No Comments

Diamo una collocazione allo Sport Coaching / 3

Ciao a tutti,

nel precedente blog, abbiamo visto come la prestazione sportiva non sia composta solamente dalla parte tecnico tattica e dalla parte di preparazione fisica.

A tutti voi sarà capitato di notare, in prima persona o su un atleta di vostro riferimento, come esistano giornate in cui tutti i gesti (anche quelli ritenuti più difficili) riescono facilmente, con efficacia impressionante e giornate in cui, invece, non si riesce a fare nulla di tutto quello che sembrava così semplice.

Riflettiamo un attimo.
Da un giorno all’altro possono essere cambiate le mie conoscenze tecniche dei gesti?? Posso aver cancellato dei pezzi di movimento??

Posso trovarmi, da un giorno all’altro, in uno stato di forma fisica così differente e penalizzante??

L’esperienza di sportivi o comunque la logica Vi porterà a rispondere con un bel NO a tutte le precedenti domande.

A questo punto cosa fa la differenza tra una prestazione e l’altra?

Io credo che in tutto questo, lo stato d’animo che ci accompagna nell’affrontare il nostro impegno, abbia un ruolo determinante.

Corpo, mente ed emozioni sono parti indissolubilmente legate: è per questo che non basta più allenare solo il fisico e la tecnica per raggiungere il vero benessere personale.
Anche la mente e le emozioni vogliono la loro parte!

Queste possono agire come un vero catalizzatore e acceleratore di risultati oppure essere il più drastico dei freni: il trucco è “saperle usare a nostro vantaggio!â€.

E’ per questo che le nuove frontiere dell’allenamento hanno finalmente introdotto in Italia il cosiddetto MENTAL TRAINING.
Quando si parla di mental training mi sento rivolgere una serie di domande ricorrenti, domande che andremo a trattare proprio nel prossimo blog.

Rimanete con me !!

settembre 17, 2009   Posted in: Sport coaching - Roberto  No Comments

Diamo una collocazione allo Sport Coaching / 2

Ciao a tutti.
Riprendendo il post precedente, proseguiamo con la definizione di cosa intendiamo per Sport Coaching e di come tale metodologia si inserisca all’interno del processo di allenamento.

L’allenamento inteso come processo finalizzato al miglioramento delle prestazioni sportive ha, fino ad oggi, considerato due aspetti principali, quello tecnico-tattico e, in un secondo tempo, quello relativo alla preparazione fisica degli atleti.

La struttura organizzativa, a livello di club e a livello di squadre Nazionali, in passato ha previsto una buona formazione e ottimizzazione del lavoro a livello tecnico-tattico.
I piani di allenamento, le programmazioni annuali e pluriennali, erano elaborate mettendo in posizione centrale, in veste di obiettivo primario, la preparazione tecnica e tattica degli atleti, elevando queste due componenti a fattori unici ed indispensabili per l’ottenimento della miglior prestazione raggiungibile.

Se mai fosse necessario dimostrare questo concetto basterebbe notare come le tecniche di gioco basilari vengano definite, in tutti i testi e da tutti gli addetti ai lavori, come “fondamentali di giocoâ€, evidenziando come con il termine “fondamentale†si voglia rimarcare l’importanza che viene attribuita all’aspetto tecnico del movimento.

In una popolazione, quella Europea, dalle spiccate attitudini tattiche, risulta altrettanto ovvio che gli schieramenti di squadra e le strategie adottate per attaccare l’avversario e difendersi da esso prendessero sempre più importanza nella redazione di una programmazione di un intero processo di allenamento del singolo e a maggior ragione di un team.
L’eco generato dal tipo di schieramento tattico, dagli accorgimenti adottati per neutralizzare l’avversario, sono lo spunto di maggior rilevanza per i media e la popolazione dei supporter.

Negli ultimi anni, il movimento degli sport di situazione, si è reso conto che la prestazione ottimale di un atleta non può basarsi solo sul bagaglio di conoscenze tecnico-tattiche, ma che l’ottimale preparazione fisica rappresenta il miglior presupposto per ottimizzare le prestazioni.
Per sviluppare questo filone ecco l’arrivo degli specialisti della preparazione atletica ed il loro inserimento negli staff tecnici della maggior parte dei club. A partire dagli anni 80 si è assistito quindi ad una specializzazione delle funzioni e ad una necessaria suddivisione dei compiti tra l’allenatore, che programma il lavoro tecnico-tattico, ed il preparatore atletico che si preoccupa di sviluppare i presupposti organici per il raggiungimento di prestazioni massimali.

Attraverso l’analisi approfondita della prestazione sportiva, si è visto con sconcertante chiarezza che il modello di prestazione dei giochi di squadra ma anche degli sport singoli, non era rappresentato da un binomio di fattori ma piuttosto da una triade che può essere rappresentata graficamente in questo modo:

triangolo

L’aspetto mentale della prestazione sportiva rappresenta proprio l’elemento che chiude il triangolo di fattori che determinano il successo di un programma di allenamento.

Cronologicamente è l’ultimo fattore che si inserisce negli staff dei club delle varie specialità dei giochi sportivi.
Si può affermare con assoluta tranquillità che gli studi effettuati per lo sviluppo della parte mentale della prestazione sportiva, sono rimasti a livello accademico e raramente applicati sul campo nelle varie discipline.
Stile Attentivo, Anticipazione Visiva e Mentale, Focus Attentivo, Mente Conscia e Mente Inconscia, sono  terminologie ancora poco conosciute dalla maggior parte degli operatori di base e non.

Spostando la nostra attenzione proprio agli operatori che sono alla guida di gruppi, non si può tralasciare l’argomento relativo alle competenze inerenti la conoscenza delle tecniche della comunicazione efficace e della pedagogia per la gestione dei fenomeni sia legati alla comunicazione stessa ma anche allo studio delle dinamiche di gruppo.

Ad ogni allenatore è richiesto di comunicare ai propri atleti i concetti base della tecnica e della tattica di gioco.

La conoscenza delle tecniche appropriate e la competenza, specifica nel settore della comunicazione, rappresentano uno strumento assolutamente indispensabile per una trasmissione rapida, efficace e personalizzata dei concetti chiave ai propri atleti.
La conoscenza delle dinamiche di gruppo agevola indubbiamente la programmazione del lavoro, affina la scelta delle progressioni didattiche necessarie per l’obiettivo prefisso e rende l’approccio alle problematiche che scaturiscono dalla gestione di un team estremamente professionale ed efficace.

Da queste considerazioni si evince in modo chiaro come un intervento, finalizzato all’approfondimento proprio delle tematiche relative alla parte mentale dell’allenamento, si collochi in una posizione di assoluta attualità con una proposta qualitativamente elevata.

Il miglioramento delle performance attraverso l’uso dello sport coaching sarà l’oggetto dei prossimi post.

Una volta definite le aree di intervento, il blog si preoccuperà di trattare attraverso esperienze pratiche effettuate sul campo i vari argomenti dello sport coaching.

Al prossimo appuntamento.

settembre 11, 2009   Posted in: Sport coaching - Roberto  No Comments

Uno degli aspetti dello Sport Coaching.

Prima di postare la seconda parte dell’articolo di apertura, che si pone l’obiettivo di dare un’esatta collocazione allo Sport Coaching, mi premeva condividere con tutti voi una testimonianza / riflessione di un uomo di sport che ha avuto la possibilità di vivere un’esperienza direi …. importante, il VITALITY COACHING.

LE CINQUE GIORNATE DI REGGIO EMILIA

Se vi state già immaginando patrioti reggiani, barricati dietro a sacchi di sabbia e carri rovesciati, tenere testa a qualche contingente austriaco, siete fuori strada. I cinque giorni che vi sto per descrivere sono passati soltanto da una settimana e le location sono state un accogliente hotel e uno splendido campo da golf.
Cosa può cambiare in meno di una settimana in un gruppo di persone?
Cosa possiamo far migliorare, allo stesso gruppo, in un così risicato lasso di tempo?
Mi potreste dire che si può iniziare un percorso, dare un’â€infarinata†generale, convincere qualcuno a variare qualche comportamento. Ma stravolgere totalmente la tecnica, la forma fisica o alimentazione assolutamente no. Sono d’accordo con voi, in cinque giorni queste caratteristiche non possono cambiare.
Ma cosa può accadere a livello mentale?
Di tutto!! E quando dico “di tutto†non esagero.
Quello che i partecipanti al Vitality Coaching hanno vissuto potrebbe aver realmente cambiato la loro vita. Aprirsi a nuove conoscenze, fare i conti con le proprie insicurezze, confrontarsi con gli altri sinceramente, pensare al proprio compagno come ad un fratello, gioire delle vittorie di un perfetto estraneo come se fossero le proprie, creare dal nulla un gruppo compatto e motivato, è molto molto di più di quello che si può chiedere a una qualsiasi persona che debba perseguire un risultato o meglio ancora ad una squadra.
Ho visto accadere tutto questo in soli cinque giorni, non lo trovate fantastico?!
L’energia che ci siamo scambiati, la vitalità che ci ha pervaso, il sostegno che abbiamo ricevuto dagli altri all’x-camp poi, è stata la prova del nove.
Persone di tutte le età, di ogni corporatura, e con esperienze di vita fra le più disparate, si sono confrontate con determinazione olimpica con un palo di undici metri, da scalare senza aiuti, sfidando ogni più che legittima paura, o hanno camminato sospese nel vuoto, a circa dodici metri da terra, su di un filo di acciaio con il solo ausilio di corde calate dall’alto. Il calore e la gioia che circondava ognuno di noi era di quanto più sincero si potesse provare e l’entusiasmo del gruppo è stato il motore del singolo.
Mentre vivevo tutte queste emozioni, e vedevo sui volti dei miei compagni la paura trasformarsi in coraggio, la negatività in determinazione e l’egoismo in amore verso l’altro, il mio pensiero andava verso quelle squadre, di calcio,di pallavolo, di basket ecc..ecc..che in un anno di convivenza non riescono a fare gruppo, non riescono a trovare l’obiettivo in comune per superare le difficoltà, o semplicemente non riescono a gioire neppure nelle vittorie.
Perché allora non spendere un po’ di tempo e far fare ad una squadra un’esperienza come questa, la prima o la seconda settimana di preparazione?
Perché pensare soltanto alle questioni tecniche, invece di creare un gruppo che sia felice di vedere i compagni crescere e sconfiggere le proprie paure?
Non sarebbe bello vedere compagni di squadra abbracciarsi sinceramente, invece di farlo soltanto perché è consuetudine, oppure risolvere un momento di crisi con facilità avendo bene in mente la forte motivazione collettiva?
Io sono sempre stato convinto che fare team-building non volesse dire andare a mangiare una pizza ogni tanto, o riunirsi in un abbraccio all’inizio e alla fine di un incontro, la creazione del gruppo è qualcosa di più profondo e di più completo.
In soli cinque giorni ho visto 12 persone che non si conoscevano condividere tutto, aiutarsi nelle difficoltà, confortarsi quando ce n’era bisogno, abbracciarsi, gioire e piangere con sincerità, trovare una motivazione personale e metterla a disposizione del gruppo.
In poche parole accettare delle sfide con noi stessi, con la crescente consapevolezza di non essere mai da soli nei momenti di difficoltà e la rassicurante presenza di compagni pronti a spronarci se avessimo pensato di mollare.
Questo è quello che vorrei vedere in un atleta o in una squadra, e adesso so che si può creare con una full immersion di energia, vitalità e pensiero positivo.

Wiliam Fiorani

Voglio ringraziare Wiliam per la testimonianza e la riflessione che spontaneamente mi ha voluto postare.

La stesssa che ha portato il sottoscritto ad intraprendere una nuova professione e a comprendere che proprio nel mondo dello sport esistono innumerevoli possibilità inesplorate di miglioramento.

settembre 8, 2009   Posted in: Testimonianze  2 Comments

Diamo una collocazione allo Sport Coaching

Ciao a tutti,

diamo inizio alla condivisione di contenuti ed esperienze all’interno di questo blog.

Parliamo del Coaching Sportivo.

Ma qual è il ruolo del Coach nel mondo dello sport?

In che modo le competenze di un Mental Coach possono aiutare il movimento sportivo?

Quali sono le figure che ne possono trarre giovamento?

In questo post e nei prossimi andremo ad identificare le aree di intervento del coaching nel mondo dello sport, le potenzialità di questa attività e lo scarso livello di conoscenza di questa parte fondamentale dell’allenamento.

L’organizzazione della società moderna rende lo sport strumento fondamentale, e non più accessorio, per la formazione della personalità dei giovani adolescenti.

Se in passato si poteva contare su attività naturali e condizioni ambientali favorevoli alla pratica dell’attività motoria, oggi certamente l’ipocinesia rappresenta un problema di sicura e drammatica attualità.

L’ambizione del “Coachâ€, che si occupa di formazione nel campo dello sport, è quella di affrontare temi innovativi che forniscano agli operatori del settore (allenatori, atleti, dirigenti ecc…) strumenti idonei allo sviluppo della personalità degli adolescenti e degli adulti che si avvicinano al mondo dello sport.

I successi che le nostre squadre di Club e Nazionali hanno ottenuto negli ultimi anni nella varie specialità sportive, sono stati realizzati grazie alla combinazione di molti fattori; fra questi la preparazione dei tecnici che hanno operato nel settore.

La figura dell’Allenatore si colloca all’interno di un ambiente, quello sportivo, che con il passare del tempo si è reso sempre più competente e di conseguenza esigente, richiedendo al “Mister†una conoscenza approfondita di tutti gli aspetti che riguardano la conduzione di un gruppo.

Le problematiche che s’incontrano nella gestione di un team, si differenziano secondo diversi parametri (sesso, età, categoria) e la conoscenza della specialità sportiva dal punto di vista pratico (gioco praticato) risulta assolutamente insufficiente per poterla insegnare.

Nell’insegnamento è indispensabile la conoscenza di discipline che evidenziano la dimensione psicologica, pedagogica e sociologica dell’insegnamento.

I percorsi di formazione per allenatori vengono organizzati proprio con l’intento di porre rimedio a queste problematiche ponendo l’accento sulla pratica diretta di tutte le attività indispensabili per l’insegnamento e la gestione di un gruppo, affrontando contenuti che variano dall’analisi tecnica, tattica, dalla preparazione fisica e ultimamente la preparazione mentale degli atleti.

In tutti i campi gli eccessi non corrispondono mai alla soluzione ottimale di un problema, perciò basare la propria metodologia d’intervento sull’empirismo o sul dogmatismo teorico sarebbe un inequivocabile indice di superficialità. La professionalità si basa in particolare su una competenza specificatamente pedagogica, sulla continua riflessione che consente di non porre in contrapposizione, come purtroppo capita, la teoria alla pratica ma di considerare la prima il presupposto della seconda.

L’attenzione in ambito sportivo viene generalmente considerata un importante presupposto mentale della prestazione.

Tuttavia, spesso non viene ancora allenata sistematicamente, né sottoposta a test diagnostici che tengano conto dei compiti sportivi specifici a cui deve far fronte l’atleta.

La causa principale di questa lacuna risiede nel fatto che sotto il termine attenzione ricadono molteplici funzioni diverse, come la selezione dell’informazione rilevante per il compito in atto, la localizzazione o la distribuzione di risorse mentali nello spazio e nel tempo, la facilitazione di determinati processi elaborativi e l’inibizione di altri, la vigilanza, l’attivazione etc.

L’importanza di ciascuna di queste singole funzioni dipende dal profilo delle richieste prestazionali delle singole discipline o specialità sportive. Le cosiddette discipline sportive ad open skill - come sport di combattimento e giochi sportivi - sono caratterizzate da condizioni situazionali continuamente variabili, che l’atleta deve fronteggiare con la massima rapidità e precisione possibile.

Qui il successo dell’atleta non dipende soltanto dalla precisione dell’esecuzione motoria, ma anche da un’adeguata e tempestiva presa ed elaborazione delle informazioni relative alla situazione e quindi da una gestione flessibile dell’attenzione in funzione della situazione stessa, al fine di acquisire un vantaggio temporale sull’avversario.

Perciò è importante non tanto un tipo od un altro di attenzione, quanto la flessibilità dell’attenzione, ovvero la capacità di modularne la direzione, l’entità e l’intensità.

Nel caso dei giochi sportivi, ad es., gli atleti devono cambiare spesso la direzione dell’attenzione (rivolgendola in direzione della palla, dei compagni o degli avversari), adattare l’intensità dell’attenzione in base all’andamento delle fasi di gioco o ancora modulare le risorse attentive erogate, distribuendole “a tutto campo†o concentrandole su ristretti indici situazionali o sull’esecuzione di una determinata azione. Inoltre la flessibilità dell’attenzione può essere considerata come la capacità di spostare l’attenzione su particolari dimensioni degli stimoli.

Nel prossimo post andremo a vedere come tutto questo si inserisca all’interno dell’allenamento degli sportivi.

settembre 6, 2009   Posted in: Sport coaching - Roberto  One Comment

Roberto Merli

Benvenuti al via ufficiale del mio Blog sul Coaching Sportivo!!

Durante tutta la mia vita all’interno del mondo sportivo, una cosa mi ha sempre accompagnato (so che gli sportivi mi capiranno perfettamente!!), l’intensità delle emozioni che ho provato durante le competizioni era i m p a r e g g i a b i l e.
Non importa se da atleta o allenatore, il fatto è che le emozioni che si creano sul campo sono veramente di un’intensità impressionante, difficilmente avvicinabile.

La cosa che mi ha lasciato veramente sconcertato è che lavorando con atleti di varie discipline e questa volta in qualità di Coach, il livello delle emozioni provate era il medesimo se non addirittura MEGLIO!!

Wow! Che bella scoperta.

Tutto questo mi ha fatto abbandonare la mia professione precedente per dedicarmi a tempo pieno al Coaching ed in particolare a quello sportivo …. ovviamente!!

Superata la prima fase, nella quale ti godi al massimo questa inebriante sensazione, si è attivata quella parte di me che vuole condividere tutto quello che fa con tutte le altre persone che abbiano interessi comuni.

Ecco da dove nasce l’idea di attivare questo blog che avrà l’obiettivo di mettere a disposizione, di chi vorrà usufruirne, di tutte le varie attività, notizie, novità ed in particolare delle belle sensazioni che si generano nel lavoro con atleti impegnati al raggiungimento del massimo nelle proprie performance.

Ci ritroveremo, costantemente, a commentare coaching svolte dal sottoscritto e da diversi miei colleghi impegnati in lavori con atleti delle più disparate discipline sportive.

Vi aspetto!!!

settembre 2, 2009   Posted in: Sport coaching - Roberto  4 Comments